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Oggi i lager
sono chiusi, ma l’omofobia resiste: dalle lapidazioni
in Arabia, ai 20 anni di carcere nel Massachussets…
Finocchio. L'origine del termine è fatto risalire
ai roghi medievali e all'usanza di buttare fasci di
finocchio nel fuoco per coprire l'odore di carne umana
bruciata (insieme alle streghe infatti si arrostivano
gli omosessuali). A Roma preferibilmente li chiamano
froci, e pare che la parola derivi da "feroci",
epiteto usato contro i lanzichenecchi che saccheggiarono
Roma nel 1527, stuprando indifferentemente uomini e
donne. A Napoli li gratificano di ricchione, vuoi che
si faccia riferimento al caprone lussurioso vuoi alla
supposta passione dei gay per gli orecchini.
Tutti termini spregiativi, che esprimono dileggio e
riprovazione sociale; tabù e biasimo, eppure
ben lontani dal significare quello che è celato
sotto: la nera, trucida realtà della secolare
persecuzione anti-omosessuale. Una evitazione gigantesca
tenuta in piedi con una fortissima coercizione sul piano
legislativo, etico, religioso, sociale, ma anche con
il carcere, le torture, la morte.
Le persecuzione nazista
Chiamateli finocchi, se volete. Si intitola "Homocaust"
(Kaos edizioni) il libro che Massimo Consoli ha scritto
più di dieci anni fa, tema "Il nazismo e
la persecuzione degli omosessuali". «A tanti
anni dalla fine della guerra e dell'apertura dei campi
nazisti l'esatto numero delle vittime non è stato
ancora accertato, e probabilmente non lo sarà
mai. Anche per quanto concerne le vittime omosessuali,
le cifre sono controverse: da 50.000-80.000 come ipotizzano
gli olandesi, a 200.000 secondo i francesi, a 250.000
e oltre come ipotizzano la Chiesa d'Austria e i canadesi,
mentre lo stesso Himmler, agli inizi della guerra, si
vantava di avere già sterminato un milione di
gay». Insieme a ebrei, comunisti e zingari, anche
gli omosessuali infatti finirono in massa dentro le
camere a gas. Rei di essere proprio e soltanto quello:
omosessuali.
A ferocemente spedirli là dentro, ci pensava
l'apposito Paragrafo 175: «Un atto sessuale non
naturale che avvenga tra persone di sesso maschile o
tra esseri umani e animali, è punibile con l'imprigionamento,
può essere inoltre prevista la perdita dei diritti
civili» (Codice penale tedesco, 1871). Internati
e candidati a un trattamento "speciale".
Processati e condannati, passati attraverso le mani
della Gestapo, nei lager gli omosessuali «venivano
spesso sottoposti alla castrazione, costretti a "divertire"
le SS, forzati ai lavori più ripugnanti e faticosi».
Ovviamente prevista anche la "soluzione finale"
del problema omosessuale, «sottoponendoli, come
i paria dei campi, a un commando di carnefici. E' difficile
immaginare l'orrore, la fame e la lenta morte della
tortura».
I disgraziati "triangoli
rosa"
Nei lager, gli internati per omosessualità erano
contraddistinti da un triangolo rosa (il colore era
stato scelto con evidente intento spregiativo), di circa
sette centimetri di altezza portato sul lato sinistro
della casacca, e sulla gamba destra dei pantaloni».
All'arrivo degli alleati nei lager, «i tassi statistici
di mortalità degli internati omosessuali risultavano
i più elevati (60%)».
E Il numero di omosessuali usati come cavie umane «è
stato spropositato». Nel suo libro, Consoli riporta
una testimonianza resa al processo di Norimberga contro
i medici nazisti: nel giro di pochi mesi solo a Sachsenhausen
(uno dei 54 lager nazisti) «furono tra 300 e 400
gli omosessuali uccisi a sangue freddo, o fatti morire
di superlavoro, ai quali venivano spezzate le ossa delle
braccia e delle gambe». Rei soltanto di essere
"diversi".
La guerra finisce e i lager chiudono. Ma non finisce
né chiude la persecuzione contro i gay. Nel loro
libro ("Omofobia", Stampa Alternativa, p.
232, euro 12) gli autori - Paolo Pedote e Giuseppe Presti
- compilano un assai istruttivo quadro sotto il titolo
"I codici penali nel mondo, geografia dell'intolleranza":
in tema di sanzioni anti-omosessuali, ovviamente.
Europa "felix"
Prendiamo l'Europa, magari in ordine alfabetico. Albania,
a tutto il 1994, previsti fino a 10 anni di carcere,
poi generosamente ridotti a 3; solo dal '96, nessuna
sanzione. Austria, «questo Paese è stato
uno degli ultimi a depenalizzare l'omosessualtà
in Europa: nel 1971 l'articolo che bandiva gli atti
omosessuali fu sostituito da altri quattro articoli
omofobi, dietro forti pressioni della Chiesa».
La compassionevole, cattolica Austria felix: è
pur questo il paese che "addirittura nel 1997"
decide di abrogare il 220 e 221 del Codice penale, che
vietavano «ogni informazione positiva sull'omosessualità
e le associazioni gaylesbiche».
Abbiamo certo un Belgio che fin dal 1792 ha abolito
il reato di sodomia e dal 2002 autorizza il matrimonio
fra individui dello stesso sesso; una Danimarca che
ha depenalizzato già nel 1930; una Finlandia
che permette l'unione dei gay; una Francia che dal 1998
garantisce il Pacs (Patto di solidarietà civile).
E via via una serie di altri Paesi che hanno fatto grazia
delle manette ai gay, compresi Grecia, Ungheria, Svezia
e San Marino. Ma, per favore, un occhio alle date.
Buttiglione è fuori tempo massimo, d'accordo.
Ma vale qualcosa osservare che quasi dappertutto, nella
nostra avanzata Europa, la persecuzione legale antigay
si protrae quaranta-cinquanta anni dopo la fine della
seconda guerra mondiale. Si guardi alla Germania, tanto
per fare un esempio. La legge anti-gay resta in vigore
fino al 1994; quanto al Regno Unito, dove l'omosessualità
resta un reato fino al 1967, anno in cui un Sexual Offences
Act abolisce parzialmente il reato considerandolo "comportamento
privato", ancora nel 1994 vige un Public Order
Act che mantiene sì il concetto di privacy e
depenalizza il reato per i militari e gli equipaggi
di mercantili, ma consente che la accertata condizione
di omosessualità sia motivo valido di licenziamento.
In Italia non esistono norme penali contro gli omosessuali,
lo stesso codice Rocco in pieno regime non prevedeva
sanzioni in questo campo.
Urss. Una volta, subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre,
nel corso di un'assemblea di giovani e donne che discuteva
anche di libero amore e sessualità, venne chiesto
a Lenin di dire il suo parere su ciò che era
morale o no in questo genere di faccende. Resta famosa
la sua risposta. «E' morale - disse - tutto ciò
che non danneggia la classe operaia». Nella Costituzione
sovietica del '36 non c'è ombra di divieti in
materia di diritti personali e sessuali. Per almeno
15 anni l'omosessualità non è mai presa
in considerazione. Ma la situazione cambia a partire
dal '33; e pene severe hanno continuato a colpire i
gay nell'Unione Sovietica fino a tutta l'era Gorbaciov.
Il reato di omosessualità risulta formalmente
abolito solo nel 1993.
Alla larga da Africa e Usa
E tuttavia l'Europa, paragonata al resto del mondo,
sembra un'isola felice. L'Africa, ad esempio. Solo in
17 Stati (tra cui Guinea Bissau, Madagascar, Burundi,
Mali, Eritrea), l'omosessualità è legale.
In tutti gli altri, una quarantina, scattano pene dure
e durissime. Tanzania e Zambia danno anche 14 anni,
l'Uganda può arrivare all'ergastolo, Mauritius
e Mozambico elargiscono anche 5 anni di lavori forzati,
il Sudan da parte sua si limita alla pena di morte per
gli uomini sposati e a 100 frustate per gli scapoli.
In Asia, tremate. Afghanistan e Arabia Saudita danno
la lapidazione, gli Emirati Arabi la pena di morte;
e così in Iran (dove Homan, il gruppo dei gay
iraniani in esilio, riferisce che, dal 1980, sono circa
4.000 gli omosessuali e le lesbiche colà giustiziati).
Nessuna sanzione prevista invece in 16 paesi, tra cui
Giappone, Giordania, le due Coree, il Vietnam.
E l'America del Nord, questo "faro" dell'umanità?
Ebbene, pene disastrose sono tuttora previste in Alabama,
Arizona, Florida, Kansas, Minnesota, Missouri, Texas,
Virginia (e per carità, alla larga dal Massachussetts,
anche 20 anni; dal Michigan, 15 anni; dal Mississipi,
10 anni).
Questi dati, tutti tratti dal
succitato "Omofobia", sono aggiornati al 2002.
Maria R. Calderoni
Tratto da “Liberazione” del 17/10/2004
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