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Un nuovo
lavoro di Daniele Scalise, una nuova antologia di racconti
gay.
E’ una domanda estenuante, viziosa come quei
circoli da cui non s'esce più, una volta che
si comincia a girare. Una ricerca che si sa vana sin
dall'inizio. Che cos'è mai la trasgressione?
Poche cose sono più labili di questo pensiero,
più soggette al punto di vista - vuoi di chi
guarda vuoi di chi vive. Forse perché, come dice
con saggia ironia Daniele Scalise nella sua introduzione
a Men on Men 3, antologia di racconti gay, «né
la letteratura né la sessualità (e quindi
neanche l'omosessualità) sopportano confini.
Grandi e veri scrittori maschi hanno scritto al femminile
e viceversa». E così, dopo le due fortunate
precedenti, in questa terza puntata di racconti il lettore
troverà nuove voci e altre a lui già familiari,
e scorrendo di pagina in pagina non sentirà alcun
bisogno di sapere che cosa preferiscono, a letto, questi
autori. Questa innocua (come forse tante altre, che
pure sembrano minacciose) trasgressione di confini è
una delle tante chiavi di lettura, dentro questi quindici
racconti, corredati in chiosa da uno scritto di Marsilio
Ficino intorno al Convivio di Platone. Un'altra potrebbe
essere quella dei luoghi dentro i quali queste storie,
spesso sommesse e altrettanto spesso timide - come a
dispetto del contesto - si svolgono: saune e bagni turchi
dove voci, sensazioni e tratti fisici si ottundono fra
fiotti di vapore, angoletti appartati di parco (teatro
anche di una grottesca e fallita iniziazione eterosessuale),
appartamenti minuscoli, affollati focolari domestici.
Però, proprio perché la sessualità
- come la letteratura - non conosce confini, resta assai
difficile individuare la trasgressione: capire insomma
dove stia, in che cosa consista, e men che meno quali
sensazioni sia capace di regalare. Queste storie di
uomini sono romantiche e ironiche, casuali e fatali,
ma trasgressive si direbbe proprio di no. Anche quando
ci parlano di promiscuità e incontri puramente
fisici: anche qui, c'è quel sapore di monotonia
che della trasgressione è quasi l'esatto opposto.
Il risultato, dunque, è una lettura confortante,
a volte sorridente, ma che non dirompe mai e comunica
con il lettore più di quanto questi non s'aspetti
- a prescindere dalle sue tendenze sessuali. Lo stesso
effetto di vicinanza, seppure in una direzione diversa,
procura il secondo volume di Principesse azzurre. Racconti
d'amore e di vita di donne tra donne, uscito anch'esso
negli Oscar Mondadori, a cura di Delia Vaccarello. Sono
storie che hanno quasi tutte per cifra un'intimità
delicata: quella che viene soltanto quando l'amore è
consuetudine quotidiana. Il Sessantotto è stato,
fra tante altre cose, anche il momento di un'emancipazione
lesbica che prima di tutto ha significato dichiararsi.
In molti di questi racconti quell'epoca è il
principio e la fine dell'epos, dopo il quale si può,
finalmente, dar spazio alla lirica. E' la pietra di
fondamento, insomma, di tante storie personali che dopo
il Sessantotto si possono finalmente raccontare. Con
malinconia e struggimento, con gioia sommessa e fiducia
nel mondo. Con un dolore - certo, anche quello - che
non urla addosso al lettore, gli respira invece accanto.
Ecco allora, ad esempio, la divertente giustapposizione
di Ricette di Alda Spav e Monia Lesta, dove cibo è
approccio erotico ma anche viceversa, immediatamente
seguita da Silenzi e segreti di Mariarosa Cutrufelli,
una storia bellissima di memorie passate, zie e lacrime,
di quei sentimenti che si depositano in fondo alla coscienza
e si fanno comprendere soltanto anni e anni dopo, quando
non sono più sentimenti bensì ricordi.
Lette insomma queste due raccolte, viene da pensare
che la domanda sia viziosa davvero, anzi, che sia vizioso
di per sé il cercare la trasgressione. O che
forse, è proprio questa ricerca, l'unica, vera
trasgressione. Il resto rappresenta invece confini che
non esistono, come dice Daniele Scalise, e visto che
non esistono, non è dato oltrepassarli. Dissipata,
con la forza del sillogismo, la trasgressione, restano
i sentimenti, che in queste due raccolte hanno in fondo
sempre la meglio. A beneficio dei protagonisti delle
storie ma non meno dei lettori che incontrano gli uni
e gli altri. Ma non è tutto. E per convincersi
che i sentimenti non sono tutto, basta rivolgersi a
un altro libro: ancora una miscellanea di racconti,
intitolata maliziosamente Ragazze che dovresti conoscere.
The sex anthology, e pubblicata da Stile Libero Einaudi.
Sono giovani scrittrici, comprese in una fascia d'età
che non scende sotto i venticinque ma nemmeno sale sopra
i trentanove: quell'età solitamente definita
come la più fertile. Qui, forse, il lettore assetato
troverà qualche traccia di trasgressione: sempre
che la si cerchi e ci s'illuda ancora della sua esistenza.
C'è, sicuramente, più sesso che nelle
antologie di cui abbiamo parlato sin qui, anche se scrivere
di sesso è assai difficile e il più delle
volte, per quanto in modo crudo, lo si accenna, ci si
gira intorno. Raccontare davvero, invece, e non per
allusione, non per scandalizzare o vendere soltanto,
è impresa che chiama sofisticate armi letterarie.
In fondo anche in questi racconti il sesso c'è,
questo sì, ma non è diretto, non è
il tema centrale né tanto meno esclusivo. Con
un'unica, forte eccezione, quel Daria di Valentina Maran
che è il racconto di un rapporto, con i suoi
preliminari e i suoi postumi, con precisione descrittiva,
perizia di particolari e quella capacità piuttosto
rara di trasformare l'eccitazione in parole. Senza scivolare
nella pornografia, che è poi l'abuso del sesso.
Le altre, per quanto godibili, sono storie intorno al
sesso: storie disinibite e spudorate, storie tristi
e grottesche, storie contorte e oscure, storie allegre
e spensierate: dove il sesso è un gioco, più
che un protagonista.
Elena Lowental
Tratto da “Tuttolibri”
del 21/08/04
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