
 |
Alcuni libri
per svelare l’identità, anche sessuale,
dello scrittore emiliano.
«Al centro di ogni arcipelago c'è quasi
sempre un'isola ripida arida disabitata, tuttalpiù
chiazzata di macchie di capperi, chiamata capperaia,
capraia, o isola delle capre, ma in realtà, isola
del capro espiatorio. Ed è lì che mi troverete
abbarbicato, in un abbraccio. Pier». Questo biglietto
dell'agosto 1991, scritto da Pier Vittorio Tondelli
alle isole Tremiti, quattro mesi prima di morire ad
appena 36 anni, non è solo il frutto d'uno stato
d'animo momentaneo da parte di chi, malato, è
ormai consapevole della fine imminente. In quell'allusione
al capro espiatorio c'è la spia, il paradigma
indiziario d'una rivelazione. Qualcosa in grado di attuare
un'autentica rivoluzione copernicana rispetto all'immagine
accreditata dello scrittore correggese. Parola di Massimo
Canalini, lo scopritore di Silvia Ballestra e di Enrico
Brizzi, l'animatore assieme a Tondelli delle famose
antologie di narratori Under 25, un progetto di scouting
letterario rimasto finora senza uguali nel nostro panorama
letterario.
Da un po' di tempo sembrava sparito nel nulla, Canalini.
Ed eccolo riemergere più fervido che mai come
editore-curatore di Tondelli in mimetica, un cofanetto
da videocassetta contenente tre volumi (oltre a lui,
ci scrivono Andrea Demarchi, Renzo Tomassini, Mirko
Romano), proposto in 500 versioni diverse da 12 giovani
artisti coordinati da Floriane Pouillot. È la
prima tappa di Tondelliana, un progetto a largo respiro
interamente dedicato all'autore di Altri libertini,
che Canalini ha ideato per festeggiare i 25 anni della
Transeuropa, la sua piccola casa editrice.
«Tondelli in mimetica» spiega «è
un titolo doppiamente allusivo. Non rimanda solamente
al famigerato periodo del servizio militare, ai personaggi
immortalati da Tondelli nel romanzo Pao Pao con i soprannomi
di Grandelele e Magico Alvermann, Agi Carcassai e Pietro
il Veronese, che dopo lunghe ricerche ho ritrovato e
intervistato. Durante un'indagine durata anni ho scoperto
che il mimetismo riveste un ruolo capitale nella vita
e nell'opera di Pier Vittorio, al punto di riuscire
a far saltare tutti i fondamentali accreditati finora
su di lui. Persino quello dell'omosessualità».
Per cominciare a capire, bisogna tornare all'isola
delle capre, a quel biglietto dell'agosto 1991: «Pier
Vittorio ha giocato con tutti noi una formidabile partita
a scacchi, basata sulla teoria del capro espiatorio
di René Girard, un autore che lo suggestionava
dai tempi dell'università. Nei panni letterari
dell'omosessuale, Tondelli si identificava mitologicamente
con la vittima, capisce? Ossia con il capro espiatorio.
Ma, così come Marcel Proust con la Recherche
ha dimostrato che è possibile trascrivere un'esperienza
omosessuale in termini eterosessuali, io penso che Tondelli
abbia fatto il contrario, trasformandosi in postmoderno
esponente eterosessuale della cosiddetta scrittura omosessuale,
secondo i precetti finzionali di un altro testo di Girard:
Menzogna romantica e verità romanzesca».
Per arrivare a queste conclusioni, Canalini si è
inabissato in una lunga «detection» che
porta fino a qualche antica ragazza di «Vicky»,
come Tondelli si faceva chiamare da ragazzo. E come
si firma nelle lettere a Federica, una fidanzata dei
tempi del liceo, con la quale sarebbe rimasto in contatto
sino alla fine. Si tratta a quanto pare d'un epistolario
struggente dove, secondo Canalini, la recita mitografica
di Tondelli sedicente omosessuale raggiunge il parossismo.
Confessione sofferta oppure progetto letterario di perfetta
coincidenza fra arte e vita? Per saperne di più
bisognerà attendere Un amore di Pier, seconda
puntata di Tondelliana, che arriverà in libreria
prima dell'estate. Intanto, non possiamo che restare
suggestionati dalla strategia letteraria dell'autore
di Altri libertini, se davvero volle essere, a tutti
i costi, un libertino «altro».
Roberto Barbolini
Tratto da “Panorma”
del 24/05/04
|