Tempesta su un film lesbico in India

Gli induisti attaccano i cinema che lo proiettano

L’India sarà anche il paese del Kama Sutra, ma non è evidentemente pronta a far uscire la sessualità dalla camera da letto. La prova: Girlfriend, un film uscito nelle sale venerdì scorso, che è stato oggetto di tutte le critiche per aver osato trattare il tema dell’omosessualità. Centinaia di militanti dei movimenti fondamentalisti indù attaccano infatti i cinema in tutto il paese, accusandoli di proiettare un film “contrario alla cultura indiana”. Prodotto a Bollywood, Girlfriend mette in scena una relazione lesbica, un soggetto tra i più tabù in questo paese dove l’atto omosessuale resta un crimine passibile di prigione, inoltre a causa delle tradizione, spinge la maggior parte dei gay e delle lesbiche a non svelare apertamente la propria omosessualità.

Manifestazioni. Diversi cinema hanno eliminato dalla programmazione il film, e quelli che continuano a proiettarlo lo fanno sotto stretta protezione della polizia. Bisogna dire che le manifestazioni sono degenerate in diverse città, i contestatari gettano pietre contro i cinema, strappando i cartelloni che mostrano due donne mentre si baciano, e bruciano le fotografie del regista, Karan Razdan, diventato il nemico pubblico numero uno di un movimento determinato a salvare il paese dalla “decadenza occidentale”. Questi stessi fondamentalisti, guidati dal partito di estrema destra Shiv Sena e le associazioni religiose come il Vishwa Hindu Parishad (VHP, Consiglio Indù Mondiale) e la sua sezione giovani, il Bajrang Dal, avevano già fatto la stessa cosa. Nel 1998, quando uscì il film Fire, che trattava anch’esso il lesbismo.

Più invasati che mai, chiedono oggi la proibizione di Girlfriend, accusato di essere un insulta al genere femminile, all’induismo ed alla “sensibilità indiana”. “Ciò che accade nei bagni o nelle camere dal letto non deve essere mostrato pubblicamente”, argomenta uno dei loro rappresentanti. Un altro scivola nell’omofobia: “questo film cerca di introdurre nella nostra società delle pratiche devianti che ci costeranno care, soprattutto perché sono responsabili di nuove malattie come l’AIDS”. Anche i nazionalisti indù del BJP, al potere fino al mese scorso, chiedono che Girlfriend sia rinviato al Comitato di Censura, che lo ha tuttavia già ampliamente tagliato.

Dopo le critiche, unanimemente cattive, Girlfriend non ha tuttavia niente di eccezionale, solo un dettaglio: una scena più o meno osè tra le due eroine. Il film riempie comunque le sale, le folle non resistono alla tentazione di vedere un po’ di carne femminile in questo paese ancora molto puritano. A tal punto che, meno di una settimana dopo la sua uscita, la produzione, con un budget di 370.000 euro, è già rimborsata di tre quarti.

Caricatura. Ironia della storia: la piccola comunità gay è anch’essa furiosa, accusando il regista di avere dipinto l’omosessualità in maniera caricaturale. Infatti, la sola lesbica del film, presentata come una vera psicopatica, diviene tale a causa di abusi sessuali nella sua infanzia. Quanto alla sua partner, non cede se non sotto l’effetto dell’alcol… “Questo film è semplicemente pericoloso per quelli tra noi che tentano di sopravvivere in un mondo che già ci detesta”, annuncia la responsabile di un gruppo lesbico di Bombay. E sottolinea che gli estremisti “non possono dare delle lezioni di morale sull’induismo. L’omosessualità esiste nei nostri testi religiosi ed è anche dipinto sui nostri più bei templi”, a Khajuran. In virtù di una legge fatta dai coloni inglesi nel 1860, ogni atto sessuale “contro natura”, “con un uomo, una donna o un animale” è un crimine in India, la pena può andare fino a dieci ani di prigione nel caso di adulti consenzienti.

Pierre Prakash
Traduzione di Piero Pirotto
Tratto da “Liberation” del 21/06/04

   
 
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