A 16 anni,
Helen Walsh ha fatto sesso con tutti: maschi, femmine,
trans. Poi ha scritto il romanzo “Senza Pudore”.
E ora dice che l’erotismo multiforme sta conquistando
i giovani britannici
Millie O'Reilly, 19 anni, studentessa inglese di buona
famiglia che vuole portarsi a letto tutte le ragazze
belle dell'università, è un animale da
sesso strafottente ed egoista. Va a caccia di maschi,
ma soprattutto di prostitute nel quartiere a luci rosse
di Liverpool. Fa l'amore con le donne come se fosse
un uomo, impedendosi qualsiasi coinvolgimento emotivo.
Dopo, una parte di lei vorrebbe prenderle tra le braccia,
l'altra le disprezza.
Dipendente da alcol, sesso e cocaina, cinica, tenera
e fragile allo stesso tempo, Millie è una esploratrice
tra i sessi in Senza pudore (titolo originale: Brass),
romanzo che ha fatto scalpore in Gran Bretagna. Tradotto
da Einaudi Stile Libero, sarà nelle librerie
italiane il 6 settembre.
È un libro stomachevolmente poetico. L'autrice
Helen Walsh, una ventottenne inglese bella come la pubblicità
di uno shampo, sembra scrivere per scandalizzare. Il
libro ha un linguaggio esplicito, scurrile, brutale.
Comincia con una scena di sesso orale tra Millie e una
prostituta bambina dai fianchi stretti e seni invadenti
su una tomba sotto la cattedrale di Liverpool. Ma se
lo stomaco forte vi sosterrà fino all'ultima
pagina, scoprirete che il romanzo ha un suo delicato
candore.
Di madre malese e padre inglese, la scrittrice Helen
Walsh vive a Liverpool come la sua eroina e come Millie
ha già avuto una vita eccessiva. A 13 anni cominciò
con le pillole di ecstasy. A 16 procurò prostituti
ai clienti in un bar per travestiti di Barcellona. Ora
scrive il suo secondo romanzo sull'ascesa dell'estrema
destra in Gran Bretagna. Questa è la prima intervista
con un giornale italiano.
Helen, lei e Millie siete la stessa
persona?
Millie è la manifestazione
dei miei estremi. Esplora remoti territori sessuali.
È una realizzazione delle mie fantasie. La sua
sessualità è aggressiva, da predatrice,
maschile. Per molto tempo, io mi sono sentita maschio
in un corpo di femmina. All'università passavo
gran parte del tempo a convincere le ragazze a venire
a letto con me.
Con «Senza pudore» voleva
fare scalpore a tutti i costi?
No, è l'onesto resoconto
di un tipo di sessualità nella moderna Gran Bretagna.
Cioè la sua sessualità?
Sì, ma non solo mia. Durante
l'adolescenza, mi sentivo frustrata perché non
rientravo nelle categorie sessuali a disposizione. Non
mi sentivo gay, non mi sentivo eterosessuale, non mi
piaceva il termine bisessuale. Cambiavo idea continuamente.
Mi piaceva muovermi tra differenti gruppi sessuali.
Per un periodo ho avuto un'intensa relazione con una
lesbica. Poi con una ragazza bisex. Poi con un uomo.
Poi, ancora, ho avuto una storia forte con una persona
transgender: era una ragazza ma prendeva testosterone
per diventare un uomo. Sono aperta a una sessualità
che non deve dichiararsi. Molte persone non sanno che
cosa sono. A San Francisco identificano una nuova categoria
sessuale sotto il nome di «questioning»,
che deriva da «question mark», cioè
punto interrogativo.
Lei è una «questioning»?
Un punto interrogativo sessuale?
Lo ero.
E ora?
Da tre anni sono felice col mio
partner.
Un uomo?
Sì, anche se non penso
a lui come a un maschio, ma come a un partner. La mia
sessualità è aperta alle interpretazioni.
Per il futuro non posso dire se andrò con uomini,
donne, trasgender o viaggerò tra un sesso e l'altro.
Lei sogna una nuova liberazione sessuale?
Non dovremmo limitarci sessualmente. Ho molte amiche
lesbiche che a volte vogliono fare sesso con gli uomini
e si sentono come se stessero tradendo la loro politica
lesbica. Sono consapevole che minoranze come i gay e
le lesbiche abbiano bisogno di una politica della sessualità.
Dobbiamo definirci «gay» o «lesbiche»
per ottenere uguaglianza legale con gli eterosessuali.
Ma queste etichette sono restrittive. Se ti dichiari
lesbica all'interno di un gruppo è molto difficile
poi uscirne dicendo: «Adesso basta, voglio fare
l'amore con un maschio». È contro il protocollo
sessuale della comunità. Ma nel mio romanzo ho
creato un mondo dove il sesso e la sessualità
sono liberi da etichette o sistemi. Se Millie vuole
farsi un uomo, bene. Se subito dopo vuole andare con
una donna, ancora bene.
Millie-Helen come vede le donne?
È misogina.Vede le donne
come oggetti da consumare. Ma nello stesso tempo è
un'anima tenera che cerca amore. Cerca più di
essere amata che di amare.
Perché la sessualità
di Millie-Helen è così brutale?
È meccanica e animalesca,
perché ha imparato dai suoi amici maschi e dai
giornaletti pornografici che guardava a 13 anni. Il
suo modo di vedere le donne è modellato sulla
pornografia.
Helen, a che età ha fatto l'amore
per la prima volta?
A 13 anni e mezzo con un amichetto.
E a 13, prima di dare il primo bacio,
ha cominciato a prendere l'ecstasy?
Ero infelice e sola, l'unica
ragazza di razza mista e di famiglia operaia in una
scuola altolocata. Ho cercato rifugio nei club, nei
rave, ed è venuto naturale impasticcarsi di ecstasy
e acidi. Più tardi, a 17 anni, ho cominciato
a consumare cocaina.
Come Millie, anche lei ha sperimentato
cocaina e alcol insieme?
Molte volte. Se Millie non fosse
stata in sballo da alcol e coca, non avrebbe avuto il
coraggio di fare sesso estremo.
Dopo essere stata minacciata di morte
da spacciatori di cocaina, a 16 anni lei, Helen, è
partita per Barcellona...
Dove sono diventata amica di
Angel, un «ladyboy». Sa che cos'è
un ladyboy?
No, a dire il vero.
Un transgender, creatura di passaggio
tra i due sessi. In Malesia, dove è nata mia
madre, o nei quartieri a luci rosse di Barcellona, ci
sono zone transgender dove gli uomini vanno per procurarsi
«ladyboy». A Barcellona portavo i clienti
in bar per travestiti, li presentavo alle prostitute,
fissavo gli incontri. Ricevevo piccole parcelle. Esigue,
ma più che se avessi fatto la cameriera.
I suoi genitori sapevano?
La mamma sapeva tutto. Avevamo
una relazione molto intima e aperta. Pensava che me
la sarei cavata. Papà invece non era a conoscenza
di nulla. Per lui ero solo una bambina e difatti avevo
16 anni. Ma se guardo indietro, penso di essere stata
terribilmente fortunata a cavarmela dopo quell'esperienza.
Quali sono i costumi sessuali della
sua generazione in Gran Bretagna?
Quando scrissi il libro, a 24
anni, la sessualità di Millie non era comune
tra le ragazze di Liverpool. Ma negli ultimi quattro
anni c'è stato un aumento di ragazze, non necessariamente
lesbiche, che si accoppiano con altre femmine in modo
non politico. In Gran Bretagna la sessualità
femminile è diventata un'arena: le donne sono
sempre più audaci e sperimentano. Ma non ho mai
conosciuto nessuna che andasse con prostitute.
Lei, Helen, ci è mai andata?
Ci ho provato un paio di volte,
ma non ce l'ho fatta. Però, se fossi vissuta
ad Amsterdam, probabilmente ci sarei andata. Nella società
britannica resistono dei tabù. In Inghilterra
per me è sempre stato un problema trovare donne
che mi accendessero la fantasia, che avessero il mio
stesso candore sessuale.
Nel libro lei teorizza che i belli
ottengono di più dalla vita.
Se Millie non fosse stata bella,
non se la sarebbe cavata, non si sarebbe salvata. La
nostra società è programmata per amare
la bellezza.
Lei si vede bella?
A volte. Ma sono bella dentro.
Silvia Grilli
Tratto da “Panorama”
del 06/09/05
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