
 |
Pasquale
Quaranta non ha bisogno di presentazioni. Giovane e
già affermato divulgatore, collaboratore di “Babilonia”
e animatore di un gruppo di gay credenti (sito Internet:
www.pasqualequaranta.org),
è assurto recentemente alle cronache per la pubblicazione
di un libro, L’uomo che Gesù amava (in
collaborazione con Gianni De Martino), che ha suscitato
grande interesse, ma anche scandalo presso gli ecclesiastici
e i politici più retrivi. Lo abbiamo intervistato.
L'ossessione per la sessualità,
da parte della cultura e delle Chiese, fa dimenticare
la totalità della persona. Quindi la domanda
che sto per rivolgerti può risultare banale o
irritante, ma non posso tacerla. Per molti credenti
scoprirsi omosessuali è più difficile
che per un laico, o almeno così si pensa. E'
avvenuto così anche per te? E quanto ha pesato
vivere questa condizione nel Sud?
Voglio raccontarti un episodio.
Ho frequentato la Scuola Cattolica per otto anni, scuole
medie e liceo. Ricordo che un insegnante, un giorno,
portò in classe un raccoglitore di fotografie
in cui erano raccolte le immagini di persone defunte
delle quali aveva celebrato il funerale. Sfogliando
lo schedario trovai la foto di un ragazzo sulla trentina.
Ero incuriosito dalla grafica della prece, particolarmente
curata, così chiesi: “Lui chi è?”.
Eravamo in classe e a voce alta, davanti a tutti, padre
Antonio mi rispose con sufficienza: “Ah…
quello era un omosessuale che stava con un uomo tedesco,
è morto di Aids: la giusta punizione di Dio”.
Avevo diciassette anni.
Di te si è diffusamente parlato
a proposito dell'omelia che tenesti a Foggia due anni
fa. Cos'è avvenuto in seguito? I fedeli ti hanno
accolto?
Le parole di quella notte fluttuano
nel web, molti mi scrivono: "Bravo, hai avuto coraggio!",
altri pensano che la mia sia una battaglia persa in
partenza, però mi sostengono. Altri ancora dicono:
"Satana si è impossessato del tuo cuore".
La comunità rignanese si è stretta intorno
a me e mia madre, quella notte fui ospitato da una famiglia
meravigliosa. Quello che mi sembra rilevante è
che i fedeli abbiano preso pubblicamente posizione in
difesa di don Fabrizio Longhi, il sacerdote cattolico
che mi invitò a parlare, costituendo anche comitati
spontanei. Un'azione significativa di come la Chiesa
cattolica, dal basso, riconosce e rivendica un membro
della sua comunità nonostante gli anatemi del
Vaticano.
La celebre scrittrice (cattolica) Radclyffe
Hall, nel Pozzo della solitudine, scrive: "Era
senz'altro vero che gli 'invertiti' [il termine è
suo... scriveva nel '28] erano spesso religiosi; ma,
nel loro caso, andare in chiesa era una sorta di debolezza;
se sentivano di avere davvero bisogno della religione,
avrebbero fatto meglio a considerarsi una religione
in sé stessi". Concordi con questa considerazione
o la ritieni superata? A me sembra che gli omosessuali
abbiano conciliato, o stiano conciliando, entrambe le
cose, la devozione alla Chiesa e l'amore di sé.
Forse, paradossalmente, anche per l'ostracismo subìto
dalla Chiesa stessa. Che ne pensi?
Mi sembra che la citazione della
Hall rifletta i sentimenti di "odio e amore"
che le persone omosessuali credenti nutrono per se stessi
e per la Chiesa. Coevo di Radclyffe Hall era Jean Cocteau
che un anno prima della Hall, nel 1927, pubblicava in
Francia Il libro bianco in cui il suo "…amore
dell’amore e della libertà ne rimane ferito"
a causa della Chiesa e della società francese
che condanna "l'insolito".
Oggi gli omosessuali cattolici, o comunque cristiani,
credenti, ecc. stanno imparando a distinguere la chiesa
come "popolo di Dio" dalla gerarchia, stanno
imparando a fare l'amore con il proprio partner senza
inutili e lagnose colpevolizzazioni. È bene dire-bene
o benedire questo amore perché quando è
ricambiato è proprio un dono di Dio! Averne consapevolezza
può aiutare molte persone a vivere meglio la
propria spiritualità e le proprie relazioni.
Non si può vivere senza un'idea positiva di se
stessi.
Sei coautore con Gianni De Martino del
libro L'uomo che Gesù amava, fatto oggetto di
volgari polemiche da parte di alcuni rappresentanti
religiosi e politici. Vuoi spiegarci com'è andata
e il perchè di questi attacchi?
A Salerno la presentazione del
libro ha suscitato le ire di An e di un membro della
Caritas, che hanno strumentalizzato il testo senza neanche
leggerlo. Pazienza. L’uomo che Gesù amava
non è un libro sul "Gesù gay",
com'è stato detto. È piuttosto un saggio
su un Gesù davvero intrepido, umano e virile
perché non sessuofobico, non clericale e non
paranoico-sacrificale, un saggio sull'atteggiamento
della politica italiana sul tema delle omosessualità.
Può piacere o non, come tutti i libri, ma deve
essere letto e meditato con calma prima di essere giudicato.
Qualcosa nella Chiesa sta però
cambiando, forse anche nella gerarchia. Mons. Migliore,
per esempio, in occasione della Giornata della Memoria
ha citato per la prima volta anche gli omosessuali tra
le vittime del nazismo. E' un fatto isolato o un segnale
incoraggiante e forse, malgrado gli anatemi ufficiali,
"benedetto" tacitamente dall'alto?
Sono fatti isolati che tuttavia
attestano (e mi vengono in mente anche le considerazioni
sulla famiglia di mons. Micciché, vescovo di
Trapani) che qualcosa dal basso raggiunge anche l’alto.
Dobbiamo stare attenti però a non esaltare delle
ovvietà, come è successo nel caso della
dichiarazione del vescovo di Ivrea che, a ben riflettere,
è in linea con Ratzinger. Manca sempre il discorso
in positivo sulla vocazione, sulla bellezza umana ed
evangelica del vissuto di quelle persone lesbiche e
gay che vivono in modo gratificante il loro amore.
Il dibattito sulla (omo)sessualità
di Gesù non è nuovo. Don Franco Barbero
ha osservato che i gay non hanno bisogno di un Cristo
omosessuale, quanto piuttosto di un uomo completo, libero,
amoroso e accogliente. Sei d'accordo?
A me sembra importante ribadire
che Gesù è un esempio di amore, e che
Dio non fa pezzi sbagliati.
Ogni tanto, però, io mi trovo
a pensare che, se Gesù decidesse di incarnarsi
ora, molto probabilmente sceglierebbe proprio di essere
omosessuale, o, meglio, di essere donna. Qual è
il tuo parere in proposito?
Gesù stava bene anche
con gli ultimi. Se si incarnasse oggi credo che starebbe
tra le "maledette" e i "maledetti"
di questi tempi, starebbe vicino a lesbiche, gay, trans
in cerca di un Dio migliore, vicino alle donne certo,
ai preti innamorati, alle donne innamorate di preti,
ai divorziati e risposati, ecc.
Mesi fa hai scritto un bell'articolo
su "Babilonia" riguardante Renato Zero. Sappiamo
che sei anche un "sorcino". Vuoi spiegarmi
il perché di questa tua passione per un personaggio
che, pur avendo giocato con rara maestria con l'ambiguità,
non può esser definito tale?
Renato Zero canta l'amore universale.
In modo simile a san Paolo, anche per Renato "non
c'è più né giudeo né greco,
non c'è più né schiavo né
libero, non c'è più né uomo né
donna". Renato è troppo avanti. Non posso
tacere, da militante gay, che avrei preferito una presa
di posizione pubblica e chiara sulle omosessualità,
anche una testimonianza, senza tanti giri di parole.
Alle volte il "non dirsi" è un alibi
che spinge uomini e donne a essere "tutto e niente",
a nascondere le proprie relazioni, a rendere invisibile
l'amore che vivono con i loro rispettivi partner. Spesso
sento dire da lesbiche e gay che non accettano ancora
la propria omosessualità (l'omofobia, ahinoi,
è interiorizzata anche dalle persone omosex):
"Ma io non sono gay/lesbica, io sono una persona,
sono anche uno/a studente/ssa di…, un/a musicista,
un/a appassionato/a d'arte, ecc.". Bella scoperta!
Dirsi gay, dirsi lesbica è rivendicare dei diritti,
lottare per un cambiamento culturale in una società
che ci presume tutte e tutti etero. Struzzi che non
siamo altro? Comunque il grande Renato ha spezzato più
di una lancia a favore del movimento gay, pensiamo a
Onda gay, ed ha inferto duri colpi a quel muro di omertà
che copriva il puritanesimo italiano degli anni '70,
pensiamo a Triangolo. Indipendentemente dal nostro orientamento
sessuale dovremmo, penso io, ringraziarlo.
Daniela
Tuscano
|