Aprile ’55: Parise narrò l’arrivo dei primi soldati

Gli americani a Vicenza. Parise ne narrò l’arrivo solo che all’epoca tre cartelle del suo racconto vennero tagliate perché troppo scabrose…

Certo, gli americani a Vicenza arrivarono prima, in tempo per liberare la città dal nazifascismo, dopo che, nel quadro dei cosiddetti "danni collaterali", causarono centinaia di vittime innocenti a causa delle famigerate bombe sganciate dal cielo. Però fu nella metà degli anni 50 che diventarono parte integrante della comunità vicentina. Un avvenimento, il loro, arrivo che non potè sfuggire all’occhio e alla penna di Goffredo Parise, capace di mettere nero su bianco le evoluzioni di una città un po’ bacchettona, chiusa e sospettosa. Nasce da questa sua curiosità, mista alla voglia di narrare le evoluzioni del suo tempo, "Gli americani a Vicenza", un racconto lungo che sarà pubblicato da Schweiller diversi anni dopo, e che, nel 2001, sarà al centro di un giallo grazie ad un manoscritto ritrovato da Pino Dato. In questo manoscritto c’erano tre cartelle piuttosto scabrose che non comparvero nell’edizione originale. Trattavano di un americano che, a bordo di una Chevrolet di colore scuro, girava nella notte vicentina a caccia di ragazzini per avventure sessuali.
Pagine forse ritenute troppo torbide per l’epoca, che indussero lo stesso Parise (questo è almeno il parere degli amici dello scrittore vicentino) a disporre il taglio del capitolo incriminato.
Siamo nella Vicenza del dopoguerra, dove la chiesa, rappresentata da queste parti dal vescovo mons. Carlo Zinato, ha una influenza determinante. Le tre cartelle di Parise sottintendono un’avventura omosessuale di un chierico del seminario vescovile, proprio col conducente americano della misteriosa Chevrolet. Roba impubblicabile, all’epoca.

Comunque, è la testimonianza letteraria della rivoluzione sociale e del costume causate dall’arrivo e dall’insediamento stabile degli americani.Non c’era la globalizzazione, non c'era internet, e vedere un nero dell’Alabama girare per viale della Pace era un evento che neanche al circo poteva accadere.
Si abituarono in fretta, i vicentini, alle "stranezze" degli ospiti, tanto che in pochi anni aumentarono i matrimoni misti e le relazioni tra le due comunità, pur improntate ad una certa freddezza di fondo, cominciarono a svilupparsi. Cinquant’anni dopo gli americani sono ancora qua. Ci vorrebbe Parise, per capire davvero come stanno le cose.

ma.sme
Tratto da “Giornale di Vicenza” del 13/01/2005

   
 
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