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Gli americani
a Vicenza. Parise ne narrò l’arrivo solo
che all’epoca tre cartelle del suo racconto vennero
tagliate perché troppo scabrose…
Certo, gli americani a Vicenza arrivarono prima, in
tempo per liberare la città dal nazifascismo,
dopo che, nel quadro dei cosiddetti "danni collaterali",
causarono centinaia di vittime innocenti a causa delle
famigerate bombe sganciate dal cielo. Però fu
nella metà degli anni 50 che diventarono parte
integrante della comunità vicentina. Un avvenimento,
il loro, arrivo che non potè sfuggire all’occhio
e alla penna di Goffredo Parise, capace di mettere nero
su bianco le evoluzioni di una città un po’
bacchettona, chiusa e sospettosa. Nasce da questa sua
curiosità, mista alla voglia di narrare le evoluzioni
del suo tempo, "Gli americani a Vicenza",
un racconto lungo che sarà pubblicato da Schweiller
diversi anni dopo, e che, nel 2001, sarà al centro
di un giallo grazie ad un manoscritto ritrovato da Pino
Dato. In questo manoscritto c’erano tre cartelle
piuttosto scabrose che non comparvero nell’edizione
originale. Trattavano di un americano che, a bordo di
una Chevrolet di colore scuro, girava nella notte vicentina
a caccia di ragazzini per avventure sessuali.
Pagine forse ritenute troppo torbide per l’epoca,
che indussero lo stesso Parise (questo è almeno
il parere degli amici dello scrittore vicentino) a disporre
il taglio del capitolo incriminato.
Siamo nella Vicenza del dopoguerra, dove la chiesa,
rappresentata da queste parti dal vescovo mons. Carlo
Zinato, ha una influenza determinante. Le tre cartelle
di Parise sottintendono un’avventura omosessuale
di un chierico del seminario vescovile, proprio col
conducente americano della misteriosa Chevrolet. Roba
impubblicabile, all’epoca.
Comunque, è la testimonianza letteraria della
rivoluzione sociale e del costume causate dall’arrivo
e dall’insediamento stabile degli americani.Non
c’era la globalizzazione, non c'era internet,
e vedere un nero dell’Alabama girare per viale
della Pace era un evento che neanche al circo poteva
accadere.
Si abituarono in fretta, i vicentini, alle "stranezze"
degli ospiti, tanto che in pochi anni aumentarono i
matrimoni misti e le relazioni tra le due comunità,
pur improntate ad una certa freddezza di fondo, cominciarono
a svilupparsi. Cinquant’anni dopo gli americani
sono ancora qua. Ci vorrebbe Parise, per capire davvero
come stanno le cose.
ma.sme
Tratto da “Giornale di Vicenza”
del 13/01/2005
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