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Riflessioni
su un’opera molto controversa…
Non ho visto il Corpus Christi di Terrence
McNally presentato, tra applausi e polemiche, al Festival
di Edimburgo. Le mie considerazioni sono basate soltanto
sul bel resoconto di Rodolfo Di Giammarco,pubblicato
tempo fa da "Repubblica", e non toccheranno
che in modo marginale il contenuto dell’opera,
definita "sorta di vangelo apocrifo" con un
Gesù egualmente incline per donne e uomini, tradito
da un Giuda apertamente gay.
Ne riparliamo perché proprio in questi giorni,
negli Stati Uniti, alcune associazioni e privati cittadini
stanno raccogliendo firme per impedire la diffusione
di quest'opera, considerata "scandalosa" non
tanto per il suo valore (o meno) artistico, ma perché
si collega l'omosessualità alla figura di Cristo.
Il Gesù di McNally si muove tra Elvis, campus
universitari, intraprendenti studentesse e conta
tra i discepoli insegnanti, musicisti rock, parrucchieri.
A volte "buonista", annota Di Giammarco, complice
certo psichedelismo contro il quale già si scagliava
con veemenza Pasolini (gli "sciocchi fiori");
tuttavia, Terrence è americano e la filosofia
hippie fa ormai parte, piaccia o no, d’un
sostrato culturale che ha creato un linguaggio e una
sensibilità nuovi, benché a volte vacui.
Non è sufficiente spiegare il clamore con l’intenzione
di dar scandalo a tutti i costi (un vero artista, come
penso sia McNally, non ha bisogno di ricorrere a simili
espedienti); né mi soddisfa la tesi secondo cui
nella nostra società il sesso è esasperato
perché, in fondo, ancora tabù: quindi,
se già turba l’idea di un Gesù sessuato,
figuriamoci in questa versione…
Se anche vivessimo in un ipotetico mondo liberato,
la sfera sessuale resterà sempre, grazie a Dio,
un mistero irrisolto, l’emblema emozionale della
nostra gioia, il suggello del nostro invalicabile limite;
l’attimo fatale, e fuggevole, in cui corpo e spirito
si uniscono in un’estasi terrena che dà
il senso dell’eternità.
Lo scalpore deve perciò avere motivi più
profondi. Ne tento una lettura, per dir così,
socio-psicologica.
- Anzitutto il titolo. Non abbiamo mai realmente compreso
cosa significhi per noi la fisicità di Cristo.
Oggi è più accettabile l’idea
di Gesù non confinato in un lontano empireo,
ma presente nella storia, nelle vicende umane liete
e tristi, nell’immanenza che, in tal modo, assume
significato di relazione, scambio, crescita. Nessuna
realtà è spregevole.
- Nell’immaginario collettivo gli omosessuali
sono strani, ambigui, provocatori per vocazione, o
effeminati o virago, incapaci di condividere sentimenti
comuni. Nell’ottica del nostro autore, una fraternità
gay che simbolizzi l’amicizia, la solidarietà,
il rispetto della differenza e il rifiuto di ogni
discriminazione è un’idea molto più
rivoluzionaria di quanto si creda.
- Gesù in atto di schiaffeggiare un sacerdote
intollerante: una scena che assume valenze simboliche
se intende ribadire che nessuno, per natura, può
considerarsi giusto. No one is innocent, insomma.
- Santi gay? Ipotesi non nuova, ma che solleva il
tema della specificità omosessuale, anche in
ambito religioso. A parte Aelredo di Rievaulx, suor
Juana de la Cruz e san Luigi Gonzaga, comunque inconsapevoli,
l’identità è una questione attualissima,
che tocca ognuno in questi tempi incerti. L’aveva
ben compreso Derek Jarman che, riproponendo l’efebica
e trafitta figura di Sebastiano (oggi dimenticato,
ma presentissimo nelle pale rinascimentali), ha reso
contemporanea la vicenda d’un uomo che Dio ha
chiamato a sé rispettandone la sensibilità.
E, fuori del cristianesimo, anche il sufi
Attar narrò talvolta di amicizie omofile per
esemplificare l’amore divino verso le creature.
S’inserisce qui anche una ricerca semantica:
una riflessione omosessuale sul problema di Dio è
certo utile, come lo è quella femminista.
- Da quanto ho capito non mi pare che McNally abbia
inteso rappresentare Gesù come un semplice
uomo, sia pure eccezionale. No, è viva e urgente
l’aspirazione a considerare il Nazareno come
il Signore. Forse qui sta la centralità del
messaggio: la "riappropriazione" di Gesù
da parte dei gay. "Gesù è un nostro
diritto sacrosanto": già l’aveva
espresso, settant’anni fa, Radclyffe Hall nel
celebre Pozzo della solitudine. Una volta di più,
Gesù è visto come l’uomo dell’ascolto.
- D’altronde, sentirsi amati apre al mondo,
genera fiducia. Il vero amore è mutamento,
conversione continua. La rilettura di McNally potrebbe
aprire nuovi spiragli nella comprensione del messaggio
cristiano.
Un’ultima considerazione. Come l’eterosessualità
non è sinonimo di perfezione, non lo è
nemmeno l’omosessualità. Gesù è
venuto a contatto con tutte le sfere umane conferendo
loro senso, ma non ergendole ad assoluto: non le ha
rese idoli. Per questo, credo piuttosto che Gesù
rappresenti, come ha scritto una teologa protestante,
la maschilità esemplare, che non teme la parte
femminile al punto da assoggettarla, ma anzi ne valorizza
i tratti più caratteristici senza indulgere a
un’androginia informe e omologante. McNally sta
a Cristo, in una certa misura, come l’ateo del
Qohèlet sta alla Bibbia: dentro l’umano
c’è il divino, ma è quest’ultimo
che completa e specifica l’umano.
Daniela Tuscano
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