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“La
mala educaciòn” parlerà di Chiesa
e pedofilia
Con Pedro Almodovar, un nuovo film non è più
un mistero che viene svelato tutto d'un colpo il giorno
della prima, in una sala affollata di giornalisti e
fotografi. "La mala educación", la
cattiva educazione, il suo nuovo lavoro che sarà
presentato all'inizio del prossimo anno, ha cominciato
a prendere forma e corpo sotto gli occhi degli spettatori
sin dal primo giorno delle riprese, grazie a un Almodóvar
che non è più solo regista, ma anche scrittore
e fotografo.
La sua pagina
web contenuta all'interno del portale culturale
della Fnac spagnola
è un cantiere in continua evoluzione. Da alcuni
giorni vi si possono vedere, in anteprima, persino le
primissime scene del film.
Ma la presentazione di questa "pelicula",
di sicuro destinata a fare scandalo (affronta un tema
scabroso: Chiesa e pedofilia) è in assoluto una
novità. A cominciare dall'annuncio di inizio
riprese, nel giugno scorso. Almodovar non si rivolse
al suo ufficio stampa della casa di produzione "El
Deseo" per inviare il comunicato ai giornalisti.
Lo scrisse lui stesso ("De mi puño y letra"),
cominciando a delineare le caratteristiche di questo
lavoro, e le sue attese, e le sue emozioni. "Con
il passare degli anni, affronto le riprese con la stessa
passione e la stessa incertezza che agli inizi. So solamente
che in questo momento non cambierei questa storia per
niente al mondo. Mentre scrivo queste parole, poche
ore prima di iniziare le riprese, sento una specie di
calma letale, che non è nient'altro che terrore
sopito".
È la metà di giugno, ma a fine agosto
il regista ci aggiorna con il suo "Diario delle
riprese". "Da più di due mesi la mia
casa si chiama "La mala educación".
E da quando sono entrato ho avuto a malapena l'occasione
di mettere il naso all'esterno. Non faccio altro che
girare, pensare nelle riprese e tentare di dormire quanto
basta per mantenere la testa fresca il giorno successivo.
Leggo pochissimo, non esco, non vado al cinema, non
ascolto musica e non vedo la televisione. La vita si
riduce molto durante il periodo di riprese di un film,
però anche si concentra e si intensifica, seppure
in una sola direzione. Le poche sensazioni che riescono
a sfiorare la tua sensibilità, lo fanno in un
modo molto vivo".
È un diario ricco di emozioni, di aneddoti,
di giudizi entusiastici sui suoi collaboratori, dagli
attori Gael Garcia Bernal e Javier Camara ("rivelazione
fulminante") al direttore della fotografia José
Luis Alcaine: "Il suo lavoro è la lezione
di un maestro. Gli sarò grato per tutta la vita".
C'è pure un commosso ricordo del film di Fellini
"L'intervista", uno dei pochi che il regista
è riuscito a vedere, in Dvd, durante le settimane
di lavorazione de "La mala educación":
"Riconosco che ho pianto quando Mastroianni e Fellini
vanno a visitare Anita Ekberg, venti anni più
anziana e venti chili più grande che nella "Dolce
vita".
Le impressioni sul suo lavoro sono insieme nette e
percorse dal dubbio: "La gente mi chiede se sono
contento. Non ho mai saputo rispondere a questa domanda,
né ora né quando me la formulavano in
relazione a uno qualunque dei quattordici film precedenti".
Ma, spiega Almodovar, "non è insicurezza
né incertezza, piuttosto è una mancanza
assoluta di prospettiva". Ad ogni modo aggiunge
entusiasta che "so che possiamo contare su alcune
sequenze meravigliose, delle quali mi sento orgoglioso".
Un lavoro che il regista due volte premio Oscar traduce
in istantanee da regalare al pubblico di appassionati:
sono tutte visibili anch'esse, sulla sua pagina web.
E sono una nuova dimostrazione - dopo il primo esperimento
fatto in occasione delle riprese di "Parla con
lei" - del talento di Almodovar come fotografo.
Infine l'ultima chicca. Per chi vuole entrare già
nell'atmosfera del film, ad un paio di mesi almeno dal
suo lancio nelle sale, ecco già disponibili alcuni
stralci della sceneggiatura originale, che comincia
esattamente così: "L'azione principale si
svolge nell'anno '80-'81, in una Madrid che vive l'esplosione
della famosa "movida". Città allegra,
rinnovata e libera, molto libera. Due voci maschili
accompagnano la comparsa dei titoli di testa, leggendo
alternativamente fatti tragici, estratti direttamente
dalle pagine di diversi giornali...".
Indicazioni, tracce, per cercare di interpretare un
lavoro che, in realtà, è ancora in parte
un mistero. "Accadono molte cose tremende",
avvisava Almodovar sin dall'inizio, "che non penso
di svelare sino al giorno della prima del film, il prossimo
anno". Quello che sappiamo di sicuro è che
il nucleo centrale del racconto è ambientato
in un collegio religioso all'inizio degli anni Sessanta.
E che, per ammissione stessa del regista, questo film
è almeno in parte autobiografico.
Alessandro Oppes
Tratto da “La Repubblica” del 16/12/03
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