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Besson racconta
una storia d’amore, sesso e libri…
Intrecciando dati reali e fantasia sullo sfondo di
un preciso panorama storico, Philippe Besson riscrive
la storia della scoperta adolescenziale dei sentimenti
e dell'amore omosessuale, l'esaltazione di un rapporto
fra un ragazzo ed un adulto e - non ultimo aspetto -
un profilo appena accennato ma credibile di Proust in
“Un amico di Marcel Proust” (Guanda Editore,
pagine 186, euro 13,50). È l'estate del 1916.
Il mondo è sconvolto dalla Grande Guerra e la
maggior parte degli uomini si trova al fronte. A Parigi
chi non è stato chiamato sotto le armi vive una
parvenza di normalità. Come Vincent, che e nato
con il secolo e già frequenta i salotti più
esclusivi. È un bel ragazzo, dagli occhi verdi
e dai tratti delicati; intenso e riflessivo, osserva
il mondo da una giovinezza in fiore, e fa colpo, quando
lo incontra, sul non più giovane Marcel Proust.
Tra i due nasce un rapporto basato su una naturale comprensione,
l'amicizia intrigante tra due diversi poteri di seduzione,
l'allievo e il suo mentore. La passione, però,
il ragazzo la scopre tra le braccia di Arthur, il figlio
della governante, partito soldato e destinato agli orrori
della trincea. Durante una licenza di una settimana,
per esorcizzare la paura Arthur si lascia andare alla
pienezza delle emozioni e del piacere. E lo fa nel letto
di Vincent, di nascosto, la notte. Ma le ragioni del
conflitto hanno la precedenza sugli affetti, e il soldato
deve tornare al suo dovere, lasciando Vincent solo,
a crescere in fretta, ad attendere le sue lettere. Molto
lodato dai giornali francesi, il libro di Philippe Besson
ha una certa grazia evocativa, insieme ad un che di
troppo letterario e di fin troppo studiato nell'intrecciare
l'arte, l'amicizia, il sesso, l'amore, e anche il dolore.
Con identico garbo, del resto, descrive sentimenti rarefatti
e passioni travolgenti; evoca l'atrocità della
guerra con il suo sacrificio di giovinezze perdute e
rende le atmosfere di un caffè di boulevard Saint
Germain, gli interni sontuosi del Ritz: ovvero la scenografia
puntuale di Proust, delle sue avventure, delle sue perdizioni,
dei suoi snobismi.
Tratto da “L’Avanti”
del 18/01/2005
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