Come gocce su pietre roventi

All’Elfo di Milano fino al 6 febbraio l’opera teatrale di Bruni. Passoni e dominio secondo Fassbinder…

Il rapporto amoroso è la prima cellula dei rapporti sociali e politici tra gli esseri umani. Se non siamo in grado di vivere una relazione amorosa libera da dinamiche di sfruttamento e di potere, pensare di poter vivere in un mondo giusto è pura utopia». In perfetta sintonia con il sentire di Rainer Fassbinder, autore di riferimento di Teatridithalia, Ferdinando Bruni presenta in prima nazionale la sua nuova produzione: «Come gocce su pietre roventi». Uno spazio vuoto, delimitato da luci al neon. Al centro, un pavimento di marmo bianco che riflette come in uno specchio i quattro personaggi, due uomini e due donne legati tra loro da un crudele intreccio di dominio e passione: Leopold, un viscido e danaroso cinquantenne (Ferdinando Bruni), Franz, giovane studente (Nicola Russo), Vera, l’ultima donna di Leopold (Ida Marinelli) e Anna, la fidanzatina di Franz (Elena Russo Arman). Seduto intorno agli attori, come intorno a una sorta di ring emotivo, il pubblico spia le loro mosse e sensazioni: dalla delicata iniziazione omosessuale di Franz, alla conflittualità dei riti di coppia, fino al suicidio finale, il tutto sotto lo sguardo lucido e spietato, particolarmente distaccato e ironico, dell’autore (un sorprendente Fassbinder appena diciannovenne) che il regista ha voluto enfatizzare. «Mi sono divertito a immaginare questa storia come una possibile favola di orchi e vampiri. Non a caso Leopold, il personaggio più meschino che abbia mai interpretato, prima di fare sesso con le sue vittime si dà una risciacquatina rapida ai denti: un rito piccolo-borghese che nasconde un risvolto da licantropo. Infatti, ho scelto di sottolineare alcune scene con musiche tratte da pellicole horror».

Il testo (1964/1965), mai rappresentato né sul palcoscenico né sul grande schermo (solo un omaggio di François Ozon nel 2000), precede di due anni la stesura di Petra von Kant, anticipandone i temi e addirittura alcune battute. Una sorta di laboratorio, insomma, in cui l’autore racconta, con il suo abituale sguardo implacabilmente lucido, il ripetersi di loschi giochi di coppia, dove la componente omosessuale è solo un particolare. «Non a caso - spiega Bruni - Franz, vittima designata di Leopold, riprodurrà con la sua fidanzata, Anna, gli stessi meccanismi di cui non solo è stato vittima, ma che ha riconosciuto come propri. E’ interessante però notare che, per sostenere la sua tesi, Fassbinder non utilizzi fantocci, ma personaggi veri, umani, che meritano dunque pietà».
Un meccanismo infernale che non lascia scampo né speranza? «Nella pièce no di certo. Quello che possiamo trarre da questo testo è la sua valenza politica, che trovo decisamente attuale: la necessità per l’uomo di riscoprire, al di là di ideologie e schieramenti, la sua qualità più intima e necessaria: la dignità».

Tratto da “Corriere della Sera” del 12/01/2005

   
 
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