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La scrittrice
lesbica di origine francese si è spenta all’età
di 82 anni il 22 dicembre scorso
Singolare, dichiaratamente lesbica fin dagli anni ’70,
a 82 anni è morta nella sua casa di Francoforte
uccisa da un tumore al polmone Gabrielle Wittkop (all’anagrafe
Gabrielle Ménardeau). Nata a Nantes nel 1920
la scrittrice è stata famosa oltralpe soprattutto
per il suo romanzo sfrontato dal titolo Nécrophile.
Definita dalla critica come inquieta e provocante, la
Wittkop ha vissuto liberamente la propria omosessualità
fin dal principio della sua carriera. Amava il suo lavoro
e la scrittura, che abbandonata professionalmente da
qualche tempo, continuava attraverso l’editrice
francese Verticales, a darle soddisfazione con un aumento
delle vendite dei suoi romanzi negli ultimi mesi. In
particolare si ricorda quello che lei ha definito il
suo più bel libro La Morte di C. ispirato dall’assassinio
in India di un uomo da lei conosciuto, Christopher di
36 anni, omosessuale. Nel libro lei racconta “aveva
concepito la sua vita come una specie di gioco, era
il recipiente di acqua viva infiammata nel quale immergere
le proprie dita e tirarle via raccogliendo dell’uva
sultanina senza bruciarsi. Ha perso. Ha perso come si
perde a tutti i giochi. Come sempre, ha sempre saputo
tutto nel profondo di se stesso”.
Durante la seconda guerra mondiale, cresciuta da un
padre molto liberale, aveva incontrato un disertore
tedesco, omosessuale Justus Wittkop, più anziano
di lei di venti anni, che aveva sposato in quello che
lei ha sempre definito “un matrimonio intellettuale”.
Dopo il matrimonio si era trasferita in Germania ed
aveva iniziato a scrivere in tedesco su diverse riviste
e quotidiani teutonici.
Della Wittkop si ricorda anche una splendida monografia
di Hoffmann, mai tradotta dal tedesco in italiano.
Piero Pirotto
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