Dal caso Lucca al caso Mattiello

Quando la violenza assume toni e considerazioni diverse. Una riflessione su quanto accade oggi…

Lucca. Il 18 APRILE scorso una donna lesbica è violentata alle sette del mattino, mentre porta a passeggio il cane. Lo scopo è punire la sua compagna visibilmente impegnata per il riconoscimento delle persone LGBT* e dei diritti civili, indurla al silenzio. Si può fare perché entrambe sono socialmente e politicamente isolate, nessuno darà loro peso. Infatti, anzi, peggio: la denuncia pubblica scatena una vera e propria campagna diffamatoria contro le sue vittime, a partire da ambienti vicini ad una di esse e ciò arriva a fagiolo, come finemente si dice - ognuno, secondo una dinamica consueta e assolutamente trasversale (da destra a sinistra, dagli uomini alle donne, dagli etero agli omosessuali), ne approfitta per tirarsene fuori. La stampa tace o insinua il dubbio, e quasi non vi è reazione da parte delle associazioni LGBT*, delle forze politiche e sindacali, della società civile.
Roma, novembre. Dario Mattiello, funzionario stipendiato dallo stato al servizio di Fisichella, è licenziato perché “pizzicato” in una foto a divertirsi al Gay Village. Tempo qualche ora il “Coordinamento Politico Permanente per i Diritti Civili delle Persone omosessuali e transessuali”, costituito da Agedo, Arcilesbica, Arcitrans, Di Gay Project Onlus, Gay Roma.it, Gruppo Pesce, insieme a Gay Village, ovvero alcune delle più famose associazioni LGBT* nazionali, organizzano un sit-in di protesta davanti al Senato della Repubblica e, certo non per merito loro, il Ministro Stefania Prestigiacomo lo reintegra offrendogli un posto da collaboratore presso il suo ministero.
Ancora Roma e ancora novembre (ma i fatti risalgono a un anno fa!). Emanuele D., un poliziotto, è scoperto gay in seguito alla denuncia di un’aggressione subita a scopo di rapina messa in atto da due amici occasionali. Lo licenziano in tronco e per giustificare l’abuso lo accusano di essersi inventato tutto per coprire chissà quale traffico sospetto o le conseguenze di un gioco erotico finito male. Della faccenda si fa carico il Circolo Mario Mieli e in competizione con le sigle di cui sopra in questi giorni si contende i titoli di giornale.
Cosa hanno in comune questi tre casi, purtroppo non gli ultimi e non i soli per importanza e gravità ad essere stati denunciati alla magistratura ed anche pubblicamente?
A parte la matrice omofobica e lesbofobica, assolutamente niente, come il lettore può facilmente evincere. Stesso odio e stessa violenza contro persone con orientamento non eterosessuale, nonché numerose aggravanti distintive tra cui impedire la libertà di espressione (il caso di Lucca), la violazione della privacy (il caso Mattiello) e l’abuso di potere (il caso di Emanuele D.), ma differenti reazioni e conseguenze: il lieto fine per il privilegiato Mattiello con interessamento diretto di un ministro; la diffamazione o l’indifferenza rispetto al caso di Lucca; la prospettiva di una lunga e sofferta battaglia per Emanuele D. ma con almeno la certezza di non essere lasciato completamente solo.
C’eravamo anche noi del Collettivo 9 Luglio il 17 novembre, a Roma, davanti al Senato, ma non per protestare contro il licenziamento di Mattiello (che ovviamente, per le motivazioni che ha, consideriamo gravissimo e inaccettabile), ma per distribuire un volantino nel quale ponevamo delle domande ad alcune associazioni che hanno organizzato il sit-in, domande alle quali, ci auguriamo, prima o poi risponderanno – coi fatti, non con le parole

Cinzia Ricci
Gaya Cronisti senza Frontiere

 
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