Un prete
ed un abuso. Un nostro lettore ci invia questa storia
che vi lasciamo leggere…
Avevo circa tredici anni e mi stavo preparando alla
cresima.
Alla fine del periodo del catechismo, dovevamo fare
un ritiro di tre giorni in una parrocchia appena fuori
Firenze. I nostri genitori ci accompagnavano e la sera
erano i catechisti a riportarci a casa.
Con loro c’era un bellissimo rapporto; erano molto
comprensivi e pazienti. Sempre pronti allo scherzo e
alle continue e insistenti domande di noi ragazzini.
La parrocchia era gestita da dei preti e noi facemmo
conoscenza con quattro o cinque di loro. Ci avrebbero
fatto lezione la mattina. Dopo la lezione tutti a pranzo
nel refettorio, poi un ora di preghiere e infine gioco
fino alle cinque, ora in cui veniva servita la merenda.
I primi due giorni passarono tranquilli. Il terzo giorno,
quello che avrebbe dovuto essere il più devoto,
era dedicato alla confessione.
Un primo gruppo la mattina e l’altro dopo pranzo.
Quel giorno si saltarono le preghiere perché
non c’era tempo.
Io avevo un amico del cuore, come tutti avevamo a quell’età.
Il suo nome era Giovanni.
Era molto grazioso, aveva lunghi riccioli biondi e occhi
grandissimi azzurri.
Eravamo inseparabili poiché eravamo compagni
di classe e anche vicini di casa e andavamo a fare catechismo
insieme.
Giovanni fu chiamato a confessarsi nel primo gruppo
e difatti non lo rividi fino a pranzo.
Quando suonò la campanella per andare a tavola,
mi fece cenno di restare ultimi.
Io non capìi il perché ma lo assecondai.
Lo guardavo stupito e gli chiesi cosa gli era successo.
Guardandolo negli occhi vidi che stava piangendo. Mi
fece giurare di non dire niente a nessuno del perché
piangeva perché si vergognava moltissimo ed era
terrorizzato. Lo tranquillizzai giurandogli il mio silenzio
ma non capivo.
Sedemmo a tavola e per tutto il pranzo non disse una
parola.
Cercai di farmi dire in tutti modi cosa gli fosse successo,
ma continuava a ripetermi che non poteva dirmelo.
Arrivò il turno della mia confessione. Il confessionale
non esisteva. C’erano soltanto due sedie. Su una
sedeva il prete e sull’altra, noi. Mi sedetti
e dopo essermi fatto il segno della croce, il prete
mi disse di raccontargli i miei peccati. Ora, ditemi
voi quali peccati mortali può aver fatto un ragazzo
di tredici anni? Ricordo di avergli rifilato qualche
balla e che avevo avuto qualche discussione con i genitori.
Cose normali.
Ad un certo punto mi chiese se mi toccavo, gli risposi
di sì ma che mi era successo solo un paio di
volte. Mi chiese anche se nessuno mi aveva mai toccato
lì e davanti alla mia risposta negativa, mi disse
che era un peccato che non avessi ricevuto piacere da
un’altra persona. Mentre mi stava dicendo tutte
queste cose, la sua mano aprì la cerniera dei
miei pantaloni e cominciò a masturbarmi.
Ero impietrito! Non riuscivo a muovermi tanto ero scosso
da quello che mi stava succedendo. Dopo essere venuto
mi disse che farlo non è peccato ma se lo avessi
raccontato a qualcuno sarebbe stato peccato mortale
e Gesù non mi avrebbe mai perdonato e preso con
sé in Paradiso.
Uscii di lì completamente stravolto. Sulla porta
della stanza delle confessioni trovai Giovanni ad aspettarmi.
Quando mi vide capì subito che mi era successa
la stessa cosa.
Mi disse che lo aveva toccato lì, che glielo
aveva preso in mano e baciato e che mentre gli stava
facendo questo, aveva tentato di infilargli un dito
nell’ano.
Non parlammo a nessuno di questa cosa, ma ci accorgemmo
che molti altri ragazzi avevano avuto la stessa esperienza.
Io non ne feci mai parola con nessuno e credo neanche
Giovanni. Neanche tra di noi parlammo più di
questo episodio. Poi la vita ci ha portato a percorrere
strade diverse e oggi ci vediamo molto di rado.
Di quel prete si ebbe notizia qualche anno dopo che
era stato trasferito per condotta poco ortodossa. Non
sono mai venuto a conoscenza se qualcuno aveva parlato,
lo avesse denunciato o altro.
Forse oggi sì, lo avremmo detto, o forse no,
questo non lo sapremo mai, ma nel 1978 le cose erano
davvero molto molto diverse.
Daniele
P.S. Questa storia è autobiografica
anche se può sembrare un po’ fantastica,
ma ho raccontato l’accaduto proprio come si svolse
in realtà. Anche se di tempo ne è passato
tanto, purtroppo mi è rimasta in mente come se
fosse successo ieri.
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