 
|
In 10 mila
sfilano a Roma per le unioni civili. Martedì
(6 luglio ndr) inizia la discussione alla camera
Una grande torta bianca di polistirolo, abiti da sposa
e finanche una marcia nuziale a ricordare la battaglia
per le unioni di fatto che martedì comincerà
il suo iter parlamentare. E i consueti colori, l'arcobaleno
che spesso è quello delle bandiere della pace,
il gialloverde dei trans brasiliani e il biancazzurro
della nazionale argentina, maglietta numero 10 che ricorda
el pibe de oro Diego Armando Maradona su minigonna mozzafiato
e bandiera con Che Guevara in pugno. I simboli e le
lotte del movimento no global e pacifista e quelli canonici
del movimento glbt, che sta per gay lesbiche bisessuali
e transgender. L'Iraq e i Pacs (le unioni civili alla
francese), la Palestina e la fecondazione assistita,
la musica house e quella anni `80, gli A-ha («Take
on me») e i Ricchi e poveri («Sarà
perché ti amo»), Gloria Gaynor e Raffaella
Carrà. La decima edizione del gay pride romano,
a due settimane da quello nazionale che quest'anno si
è svolto a Grosseto, è stata tutta centrata
sulla proposta di legge sulle unioni di fatto, cosa
che ha provocato qualche polemica e la mancata adesione
da parte di chi, come una della leader storica Imma
Battaglia e gruppi come GayRoma.it, considera la proposta
di legge sui Patti civili di convivenza «lo specchio
di un'esigenza omologata di codifica della vita di coppia»
e propone «un percorso che miri alla revisione
del diritto di famiglia e al riconoscimento giuridico
di tutte le forme di convivenza». Dietro lo striscione
«Unioni civili subito» sfilano comunque
in almeno diecimila, nel balletto delle cifre cinquemila
per la questura e trentamila per gli organizzatori.
«Quanti siamo? Dietro di me vedo solo una felicità
infinita», è la stima di Rosanna Praitano,
presidente del circolo Mario Mieli che ha organizzato
la manifestazione e che lancia un appello alla ricomposizione
del movimento: «Oggi siamo pronti a voltare pagina,
ad andare avanti insieme. Mettiamo da parte le polemiche,
perché la gente vuole il Pride». Dunque,
bene così, con la drag queen La Kark du Pignè
con cappello a forma di torta nuziale e Alessandro Cecchi
Paone in giacca e cravatta che dopo l'outing in piena
campagna elettorale ora sfila in testa al corteo, i
radicali che raccolgono firme contro la legge sulla
procreazione assistita e il presidente dei Verdi Alfonso
Pecoraro Scanio che si aggira dalle parti del camion
della Cgil nuovi diritti insieme all'eurodeputata Monica
Frassone. Davanti a Santa Maria Maggiore, una coppia
di sposi novelli incrociata per caso viene invitata
a salire sale sul carro tra applausi e lanci di riso.
«La proposta del Pacs è sicuramente un
passo in avanti, ma dobbiamo arrivare a un riconoscimento
di tutti i diritti per gli omosessuali», dice
il vicepresidente della commissione antimafia Nichi
Vendola del Prc, che usa una metafora, «dobbiamo
tenere insieme la siepe delle unioni di fatto con l'orizzonte
del matrimonio e delle adozioni». «Ma ora»,
prosegue, «il movimento deve fare un salto di
qualità e rendersi autonomo dai partiti politici»,
e non solo quelli al governo che predicano l'intolleranza.
Perché «è finita l'epoca delle pacche
sulla spalla» e la legge, il cui relatore è
Giuliano Pisapia del Prc, «può essere un
importante banco di prova anche per capire le intenzioni
del centrosinistra». Se la proposta dovesse passare,
secondo Titti de Simone (Prc), si tratterebbe di un
primo passo verso il raggiungimento di un'«uguaglianza
sostanziale», che vuol dire matrimonio, adozioni
e possibilità di ricorrere alla fecondazione
assistita. Cosa affatto semplice con un governo che,
come ammette Vladimir Luxuria, «si è dimenticato
di noi», e con le forti pressioni in senso contrario
della curia vaticana. Mentre ad esempio a Londra il
gay pride, dedicato a Brian Willamson, attivista per
i diritti umani giamaicano ucciso un mese fa, ha visto
sfilare il sindaco Ken «il rosso» Livingstone
e il vicecomandante della polizia metropolitana Brian
Paddick, mentre il segretario generale dei sindacati
Brendan Barber ha chiesto per le coppie omosessuali,
già in parte tutelate, gli stessi diritti pensionistici
di quelle etero. In Spagna, invece, lo slogan delle
grandi manifestazioni di Madrid e Barcellona è
stato «è il momento», con riferimento
al governo Zapatero che ha già proposto una legge,
che sarà in discussione a settembre, per permettere
agli omosessuali di sposarsi legalmente. In piazza a
Roma il sindaco Veltroni non c'è, ma in compenso
sono presenti due assessori, quello alle politiche sociali
Luigi Nieri e quello all'ambiente Dario Esposito, mentre
il consigliere diessino Enzo Foschi chiede che anche
la giunta capitolina istituisca finalmente il registro
delle unioni di fatto. C'è la vicepresidente
della provincia Rosa Rinaldi che è di Rifondazione
ma non il presidente Gasbarra che è della Margherita,
unica forza politica del centrosinistra a non essere
presente al pride. E non è un caso, come si vedrà
già da martedì alla camera dove le differenze
verranno allo scoperto
Angelo Mastrandrea
Tratto da “Il Manifesto”
del 04/07/03
|