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Perché
continuano ad accadere attacchi senza senso alla libertà
di ognuna e di ognuno: aggredite due compagne lesbiche
di ALI.
Il 18 aprile di quest’anno, il tempo è
tornato indietro, ai tempi dello squadrismo fascista,
ai tempi in cui mettere i piedi fuori da casa poteva
significare dover avere paura.
Il 18 aprire, a Lucca, due giovani hanno violato il
corpo e l’anima di una nostra compagna per minacciarne
un’altra, Cinzia, sapendo del legame affettivo
che le univa.
Essi hanno fatto del male trasformando un giovane corpo
in un messaggio di dolore, introducendo lo scherno e
la violazione della dignità del corpo e della
persona con la frase: “Lo facciamo a te perché
se lo facessimo a lei sarebbe inutile. Dille di fermarsi”.
Fermarsi nel fare cosa? Nel rivelare dolorose storie
di altre donne mediante un sito, come e’ impegnata
a fare Cinzia? Fermarsi nel tentativo di denunciare
le aggressioni squadriste alla libreria Baroni di Lucca?
Fermarsi nell’essere donna, nell’essere
lesbica e nel non accettare che questo significhi nascondersi
o chiedere scusa a qualcuno di esistere e di essere
se stesse?
Non si sa che cosa volevano impedire di preciso, si
sa che cosa non faranno: non faranno ricadere nel silenzio,
nella paura, in un urlo muto, il bisogno delle lesbiche
di affermare la propria esistenza e di creare spazi
di visibilita’ per la scelta di essere una donna
che ama un’altra donna.
Ali, mailing list Alternativa Lesbica Italiana, le donne
di Ali, si stringono intorno alle due compagne, in un
ideale cordone di solidarieta’ e di affetto, e
chiedono il sostegno dei gruppi Lgbtt perché
ciò che e’ accaduto non cada nel dimenticatoio,
perché, attraverso il silenzio, non si ripeta
una violenza perpetrata con fredda e lucida ferocia.
Le donne di Ali |