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Trasferito
il prete che nel Gargano a Natale ha fatto parlare un
gay dal pulpito. Ad azione corrisponde reazione ecco
quali…
Trasferito ad altro incarico il "parroco scomodo"
di Rignano, che salì agli onori delle cronache
nazionali per aver ospitato in chiesa (la notte di Natale
2003), al termine dell'omelia, la testimonianza di un
ragazzo gay di Salerno, Pasquale Quaranta, 21 anni,
giornalista radiofonico e della carta stampata. Si tratta
di don Fabrizio Longhi, originario del bergamasco, responsabile
regionale per la Puglia del Coordinamento nazionale
delle comunità d'accoglienza (Cnca) e parroco
di "Maria Santissima Assunta" nel piccolo
comune garganico. Ad annunciare il suo trasferimento
è stato il vescovo di San Severo, diocesi di
competenza su Rignano, mons. Michele Seccia, nel corso
della messa mattutina di domenica scorsa. Ancora increduli
i fedeli e i parrocchiani, che ieri sera hanno costituito
un apposito Comitato spontaneo per chiedere a mons.
Seccia di ripersare a tale decisione e di permettere
a don Fabrizio di restare in paese, onde continuare
un progetto pastorale e liturgico che non può
assolutamente essere soppresso così bruscamente.
Fatto sta, basandoci su quanto riferito dallo stesso
monsignore, il parroco (in scadenza di mandato) dovrà
lasciare l'incarico entro il primo settembre 2004, mentre
potrà dire messa fino al 16 agosto prossimo,
festa patronale in onore di San Rocco, protettore della
cittadina. Non ci sarà un corpo a corpo con mons.
Seccia, quindi, hanno spiegato ieri sera dal Comitato
spontaneo, di cui fanno parte, in rappresentanza dell'intero
paese, una ventina di persone, ma un sereno confronto
su quanto deciso all'insaputa dei rignanesi e degli
organi istituzionali del più piccolo comune del
Parco Nazionale del Gargano. Don Fabrizio, ricordano
in paese, ha portato importanti novità in 12
anni di permanenza ed ha insegnato a tutti il difficile
"lavoro" dell'accoglienza dei più deboli
e dei più svantaggiati. Come Cnca, don Fabrizio,
va ricordato, si occupa da diversi anni di prostituzione,
tossicodipendenze, alcolismo, omosessualità,
disagio psichico-fisico e di criminalità in Puglia
e in Italia. E' un prete di frontiera, divenuto probabilmente
"scomodo" per certi ambienti della chiesa
cattolica, anche a livello centrale. L'esperienza del
gay di Natale, per esempio, sembra aver influito di
molto sulle scelte di mons. Seccia, pur se, in realtà,
gli attriti tra il giovane parroco bergamasco (43 anni
a luglio) e lo stesso vescovo sembrano venire da lontano,
da quando il prete decise di abbandonare i canoni liturgici
e pastorali imposti dalla chiesa di Roma e dalla curia
sanseverese e di dedicarsi ad esperienze di fratellanza,
comunicazione e comunione tra i fedeli basati sul vangelo
e sulle parole di Cristo. Forse oggi paga, ma questa
è solo un'ipotesi di chi scrive, l'essere troppo
avanti coi tempi, troppo legato agli ultimi e ai più
svantaggiati, e troppo indietro rispetto alla forma
e all'apparenza di alcuni settori ecclesiastici. Fatto
sta, Rignano lo vuole ancora ed è pronto alle
barricate, pur se seguirà i consigli di vita
e di comportamento cristiano di don Fabrizio: la non
violenza e il rispetto delle idee e delle decisioni
altrui
Saverio Sarlenga
Tratto da “Gargano News”
del 22/06/04
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La rimozione di don Fabrizio Longhi
dalla parrocchia di Rignano Garganico, decisa dai vescovi
mons. Amadei e Seccia, sicuramente motivata dalla celebrazione
della notte di Natale in cui ha tenuto l’omelia
il giovane Pasquale Quaranta, è la riaffermazione
del copione solito col quale la
chiesa cerca invano di tacitare qualunque voce profetica
al suo interno.
È proprio il caso di dire, con Cristo: “Guardate
che se taceranno loro, grideranno le pietre” -
così disse ai farisei quando, allo stesso modo,
volevano soffocare la voce della verità.
Chiesa e omosessualità, ormai, sono una questione
che spacca in due i vescovi e la comunità dei
fedeli. È ben singolare che ciò che viene
dalle comunità, dal basso, venga soppresso autoritariamente
dai vertici perché, in realtà, è
proprio la comunità cristiana che spesso sa capire,
prima delle gerarchie, quali siano i “segni dei
tempi” e quali le risposte evangeliche: anche
gli omosessuali hanno diritto all’amore ad una
vita di relazione.
Se la decisione dei vescovi è dettata invece,
in questo caso, da qualche meschino personaggio che
sta tra le quinte vaticane, è proprio il caso
di dire che la Santa Sede sta toccando il livello più
basso della sua storia contemporanea da dopo il Concilio:
atteggiamenti così perentori e drastici, in spregio
a qualunque libertà di coscienza, non si vedevano
dai tempi di Pio XII.
COMITATO DIRETTIVO TEOLOGICO
Prof. Giovanni Felice Mapelli
Coordinatore del CENTRO STUDI
TEOLOGICI di MILANO
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