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Un amore
finito, uno scatto di gelosia. Nel sud essere omosessuali
continua non sempre ad essere facile…
Dietro le sbarre per aver tentato di investire l'amico
che non voleva più saperne niente di lui. Salvatore
D'Ostuni, 35 anni, un disoccupato di Aradeo, l'altra
sera è stato arrestato, dai carabinieri della
Compagnia di Gallipoli, con la pesante accusa di tentato
omicidio. Il 5 novembre scorso, alla guida della sua
Fiat Uno di colore bianco, aveva speronato la vecchia
Rover dell'amico compaesano, uno studente fuori corso
di 28 anni, giusto nel momento in cui, trovandosi vicino
alla sua casa, il giovane era sceso dal mezzo. Solo
grazie ad uno scatto di reni, il 28enne era riuscito
a mettersi in salvo, e una volta rintracciato dai militari,
aveva raccontato l'accaduto. Dalle indagini seguite
al racconto, gli uomini dell'Arma hanno appreso che
dopo una stretta amicizia durata molti anni, da un paio
di mesi lo studente aveva smesso di frequentare il disoccupato,
che però non aveva voluto accettare la separazione.
Avrebbe anzi preso a tormentarlo, per le vie del paese,
davanti ai locali pubblici, tra la gente e persino davanti
alla sua casa, sino all'epilogo del tentato omicidio,
la cui ordinanza di custodia cautelare è stata
firmata dal giudice delle indagini preliminari Pietro
Baffa, su richiesta del magistrato titolare della delicata
inchiesta, il sostituto procuratore Maria Consolata
Moschettini, e come s'è detto eseguita l'altra
sera. Durante il periodo di separazione, inoltre, Salvatore
D'Ostuni avrebbe rimediato più d'una denuncia,
sempre da parte dell'ex amico, per lesioni, percosse,
minacce ed ingiurie. Evidentemente preso sino all'ossessione,
insomma, il disoccupato deve aver perso proprio il lume
della ragione, se, come risulta dagli accertamenti degli
uomini dell'Arma, si è spinto sino al punto da
tentare di uccidere il suo amico. Ed in rapporto a ciò,
a quanto è dato di sapere, si è reso necessario
il provvedimento restrittivo dietro le sbarre, proprio
al fine di metterlo nelle condizioni di non fare altre
pazzie.
Tratto da “La Gazzetta del Mezzogiorno”
del 13/01/05
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