Sigilli al “Borderline” di Sassari: «Sconfitti dai pregiudizi»

I militari chiudono lo storico locale gay per tre decibel di troppo

«Non facciamo più baccano di altri, eppure non ci lasciano in pace». È lo sfogo di Massimo Mele, presidente del circolo Borderline di Sassari, che spara a zero contro l’ennesimo provvedimento di chiusura preventiva emesso nei confronti del locale di via Rockefeller. «Questo provvedimento ha il sapore dell’accanimento», denuncia Mele, «e francamente inizia a venirci il dubbio che tutte le attenzioni nei nostri confronti, da parte di chi ci denuncia di continuo, siano frutto di razzismo bello e buono». Il Borderline è il luogo di ritrovo più gettonato tra gli omosessuali, oltre ad ospitare la sede del Movimento Omosessuale Sardo. E la sensazione che a qualcuno questa cosa non piaccia inizia a diventare sempre più evidente. «Lo scorso anno siamo stati fermi per otto mesi per una banale questione di decibel - dice lo stesso Massimo Mele - mentre per altri circoli notturni i sequestri si risolvono anche nell’arco di un paio di giorni: una disparità di trattamento strana».

La vicenda risale a martedì scorso (24/02, n.d.r.) proprio come in tutti gli altri locali notturni della città, anche il Borderline stava festeggiando il martedì grasso. «I carabinieri sono intervenuti in seguito all’ennesima denuncia di una nostra vicina», spiega Paolo Giuliani, un altro membro dell’associazione che coordina numerose attività culturali e battaglie in campo sociale e dei diritti civili, che da sempre contraddistinguono l’impegno del gruppo. Un normale controllo, insomma. Solo che i sigilli sono scattati «non per un rumore assordante percepibile dall’esterno - spiega Giuliani - ma per il semplice superamento di tre decibel rispetto allo stato di quiete. Decibel decisivi, a quanto pare, per far scattare il provvedimento». Sulla chiusura imposta l’altra notte dovrà decidere il gip Carla Altieri, dal quale i soci del Borderline si attendono un atto di giustizia. «Quel provvedimento è eccessivo, perciò confidiamo di poter riprendere la nostra attività quanto prima - dicono - proprio come tutti gli altri».

La chiusura del Borderline sarebbe una vera e propria condanna di fallimento, per questa felice esperienza associativa, che nel corso degli anni, tra un sequestro e l’altro, ha permesso agli attivisti dell’associazione di darsi un gran daffare per la diffusione di un approccio più corretto nei confronti di tematiche particolarmente delicate, come quelle legate all’Aids.

Tratto da “L’Unione Sarda” del 28/02/04

 
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