Diritti umani, corte europea: sì aL matrimonio PER I transessuali

Anche i transessuali hanno il diritto di sposarsi: lo ha sancito la Corte europea dei diritti umani. In due sentenze parallele su due ricorsi britannici rese pubbliche oggi, i giudici di Strasburgo hanno affermato di "non vedere alcuna ragione che giustifichi che i transessuali siano privati in ogni caso del diritto di sposarsi".

La corte ha accolto i ricorsi presentati contro il Regno Unito da due transessuali, ex uomini diventati donne dopo una operazione di "conversione sessuale", e ha condannato Londra per violazione degli articoli 12 (diritto al matrimonio e a fondare una famiglia) e 8 (rispetto della vita privata e familiare) della convenzione europea dei diritti umani.

Nel Regno Unito la legge non consente un cambiamento dell'atto di nascita, il documento di stato civile più importante per dimostrare la propria identità giuridica, in particolare al momento del matrimonio. Le due ricorrenti non hanno potuto dopo l'operazione fare modificare l'indicazione del sesso sui rispettivi atti di nascita.

Redazione

   
  Stefano Fabeni, responsabile del CERSGOSIG, commenta così la notizia sopra riportata:

"I giornali (come sempre) hanno detto cose inesatte, o quantomeno incomplete. In realtà, infatti, il caso Goodwin v. United Kingdom non riguarda soltanto il matrimonio: la Corte ha riconosciuto il diritto della persona transessuale al riconoscimento del nuovo sesso anagrafico ed alla rettificazione quindi degli atti dello stato civile. Secondo la legge inglese, infatti, la persona transessuale, ancorché sottoposta ad intervento chirurgico di modificazione dei caratteri genitali, non aveva diritto alla rettificazione dello stato civile, rimanendo perciò del sesso di nascita.
Tra le varie conseguenze di tale situazione vi era anche l'impossibilità di contrarre matrimonio con una persona fisicamente di sesso opposto ma anagraficamente dello stesso sesso. Christina Goodwin ha sollevato questa questione insieme a molte altre: problemi legati alla pensione (era infatti soggetta all'età' pensionabile maschile di 65 anni, anziché a quella femminile di 60 anni), difficoltà sul posto di lavoro.
La Corte ha riconosciuto il diritto alla rettificazione sulla base degli artt. 8 (diritto di privacy ed alla vita familiare), 12 (diritto al matrimonio, per l'appunto), 13 (diritto ad un ricorso effettivo), 14 (divieto di discriminazione)".

 
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