Durante la
messa di mezzanotte il Parroco, Don Fabrizio Longhi,
decide di non fare la predica e affida a Pasquale Quaranta
l'Omelia. Mancuso commenta "un fatto storico di
grande importanza religiosa"
L'evento è di quelli storici: in un paese sperduto
in provincia di Foggia, un centro antichissimo, di origine
Romana, che conta attualmente circa 2000 abitanti, il
parroco decide che la parola di un gay credente vale
l'omelia della messa di mezzanotte, ovvero liturgia
fra le più importanti dell’anno.
I fedeli, dapprima impietriti nelle sedie poi si sono
sciolti e alla fine della funzione hanno offerto a alla
mamma di Pasquale, Adelaide Gliorio, dell'AGEDO, i dolci
tipici locali.
"E' stata un'esperienza
incredibile - esulta Pasquale - all'inizio del mio intervento
vi è stato un mormorio generale, poi l'assemblea
dei fedeli ha compreso il senso del mio discorso. Alla
fine è stato ciò che desideravo: un ascoltarsi
senza barriere."
"Ciò che è avvenuto - dichiara Aurelio
Mancuso, Segretario Nazionale Arcigay - ha dell'incredibile.
Riempe di gioia tutti i gay credenti italiani. Il gesto
del parroco di Rignano dice di più di tante condanne
ed esclusioni perpetrate dalla Curia romana. La comunità
dei fedeli può ascoltare, includere, essere illuminata
dal messaggio del Dio che si è fatto uomo per
la nostra salvezza e per dare voce a chi non ne ha mai
avuta".
Ecco l'Omelia pronunciata da Pasquale Quaranta
Sono venuto da Salerno per parlarvi
in questa Chiesa, di omosessualità. Sono gay
credente..
[Vociare rumoroso]
No, non vi spaventate! Ascoltate.
Dicevo, sono gay credente e la
ragione per cui sono qui stasera è perché
credo che una testimonianza possa farvi riflettere su
una realtà con la quale ognuno di voi, molto
probabilmente, non ha avuto ancora modo di confrontarsi
nei termini in cui ne parlerò… ovvero di
gioia, di amore, di serenità, di trasparenza.
L'omosessualità non è
una malattia, non è perversione, né trasgressione,
né moda e - la cosa che mi preme sottolineare
ora - non è peccato!
Si tratta di un dono di Dio che,
in quanto tale, non è scelto e che ci si ritrova
a vivere. La fede, ugualmente, è un sentimento
che scopriamo e coltiviamo dentro di noi, un "orientamento"
che siamo chiamati, nello stesso modo, a vivere. Gay
e lesbiche hanno il diritto di vivere pienamente la
propria vita, anche sul piano affettivo e sessuale,
tanto quanto una persona eterosessuale. Chi chiede l'astinenza
e la "vende" come esigenza di castità
non ha capito il dono dell'amore.
Chiediamoci piuttosto: qual è
il mio rapporto nei confronti di una persona omosessuale?
Quale sarebbe la mia reazione se mio figlio o mia figlia
mi rivelasse la sua omosessualità?
Sono sicuro che le risposte farebbero
emergere quel pregiudizio millenario che una tradizione
storica, anche quella cattolica, ha radicato nelle coscienze.
Io vi dico: "Liberiamocene!"
"Troppe persone fanno ancora
dipendere la loro pace dal parere della Gerarchia, come
se essa fosse "la chiesa" o addirittura l'
eco o l' interprete della voce di Dio. La chiesa è
una realtà più viva e variegata in cui
lo spirito di Dio suscita voci ed esperienze diverse
".
Ci sono migliaia di persone che,
in queste ore, soffrono la solitudine per un orientamento
che viene condannato come immorale, intrinsecamente
malvagio, abominevole. Badate, solitudine non significa
semplicemente "stare soli"… vuol dire
anche stare insieme a tante altre persone ma "sentirsi
soli", non pienamente compresi.
C'è chi si è tolto
la vita perché non riusciva ad accettare la propria
omosessualità per motivi confessionali mal interpretati
e per l'ostilità della gente o della famiglia.
Sembra risuonare in questa notte,
una notte santa perché il figlio di Dio è
venuto al mondo, nel freddo di una povera grotta, fuori
dalla città degli uomini, ciò che il Prologo
al Vangelo di Giovanni dice: "Venne tra la sua
gente, ma i suoi non l'hanno accolto.". Quanti
dei nostri fratelli e sorelle, amici e amiche, gay e
lesbiche (queste parole sono ancor intrise oggi di disprezzo
o di scandalo) non sono stati accolti? Quanti sono venuti
nella loro famiglia umana e non vi hanno trovato posto?
È il destino di quelli
che Gesù ama più di tutti, coloro ai quali
è accaduto di trovarsi nella stessa situazione
in cui Lui si è trovato, tra gli uomini e le
donne del suo tempo: ce lo racconta stanotte il Vangelo
di Luca: "La Vergine partorì il bimbo, lo
avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia
(.) perché non c'era posto per loro nell'albergo".
Non c'era posto, come oggi, per molti non c'è
posto, non c'è nelle nostre case per Lui e per
tanti fratelli che sono omosessuali, non c'è
posto nel cuore per accogliere e la Chiesa stessa, la
comunità dei credenti, sembra essere diventata
quell' albergo, dove non c'è posto..
È possibile secondo voi
che Dio possa essere felice di questo? Dio non fa "pezzi
sbagliati" e siamo tutti suoi figli! Ognuno ha
diritto ad essere quello che è e di essere qui,
non meno degli alberi e delle stelle.
Il dono più grande che
potete fare/vi, da questo Natale in poi, sarà
quello di abbracciare il ragazzo gay, la ragazza lesbica
che vi è vicino, sia egli/ella vostro figlio/a,
vostro fratello, vostra sorella o cugina, un vostro
parente.
Dimostrategli il vostro Amore.
C'è n'è bisogno. Dio ne sorriderà,
siatene certi!
"Ero forestiero..",
cioè ero straniero, differente, della diversità
che ci disturba, in base alla quale noi attribuiamo
ad altri qualcosa di non giusto o di storto e - dice
Cristo - "voi mi avete accolto (.)". Ero gay
dunque e mi avete accolto, rispettato e amato (è
l'insegnamento del Vangelo di Matteo).
Accogliamoci qui l'un l'altro
come Dio ci ha voluti: perché "Come facciamo
ad amare Dio - nostro padre - che non vediamo se non
amiamo il nostro fratello che vediamo?" (II Lettera
di Giovanni)
E come possiamo sperimentare
l'amore e la paternità unica di Dio se come figli
escludiamo altri figli, nostri fratelli?
Il Padre nostro che sta nei cieli
e il figlio suo che oggi è tra noi, nell' umanità
e fragilità di una creatura, ci chiedono l'unico
abbraccio dell' amore filiale che ci fa' tutti fratelli.
Il mio augurio per questo Natale
è che sempre meno persone si sentano sole a causa
di un orientamento affettivo naturale che non può
significare una discriminante nei rapporti umani. L'augurio
è che ognuno di voi capisca che una persona omosessuale
è, al pari di una persona eterosessuale, immagine
di Dio.
Non mi sento di "dimostrare"
nulla a nessuno sul terreno della fede. Posso solo testimoniare
umilmente con la mia vita per ogni dono ricevuto, grazie
a Dio. "In Lui le differenze sono belle perché
hanno radici nel Suo cuore di creatore, fonte di Vita".
Che questo Natale, nella nostra
Chiesa, sia gioia per tutti. Nessuno escluso.
Grazie.
Omelia di Pasquale Quaranta letta dall'autore durante
la messa di mezzanotte nella chiesa cattolica "Santa
Maria Assunta" di Rignano Garganico (Foggia, 25
dicembre 2003). Dalla registrazione della celebrazione
Trascrizione a cura di Serena Corfù
Da http://www.gaynews.it/
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