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Dalla mailing
list di Renato Zero riportiamo una polemica scaturita
da un articolo apparso su una rivista cattolica…
sarcasmo da chiesa e ragione laica… e un po’
zerofolle!
ZERO: NEL MIO CD CANTO LA GIOIA DI PAPA' ADOTTIVO
Renato Zero è sempre stato più furbo di
tanti suoi colleghi. Così, visto che il suo penultimo
album "La curva dell'angelo" era stato un
po' snobbato dai media, per il nuovo, "Cattura",
ha deciso di fare fuoco e fiamme. Davanti alla stampa
prima dice che “questo disco non vuole scioccare
ma comunicare il desiderio di incamerare esperienza
e amore". Poi però comincia a "filosofeggiare".
E spiega così la canzone "Figlio" dedicata
a Roberto Anselmi, il trentenne che ha adottato a marzo.
"E' rivolta invece a quelli che si sono ritrovato
genitori accidentalmente e che proprio per questo non
sono riusciti ad amare i loro figli come avrebbero dovuto.
Spesso, infatti, i figli adottati sono più amati
di quelli naturali arrivati 'per sbaglio'". A far
gongolare gli appassioanti delle polemiche ci pensa
il brano "L'altra sponda", dove Renato torna
a trattare il tema della discriminazione sessuale confezionando
un inno all'orgoglio gay. "Il mondo - dice tra
l'altro - ha bisogno di gente controcorrente".
Inevitabilmente l'incontro con lui tocca un po' tutti
i temi. Persino la polemica tra governo e cantanti sulla
droga. Così, Zero si mette a rispondere al vicepremier
Fini, che aveva additato alcuni cantanti italiani come
corresponsabili nell'avere spinto i ragazzi all'uso
degli stupefacenti: "Davanti a certe accuse ho
preferito far finta di essere inglese. Non so cosa spinga
questi signori a pretendere così tanta egemonia
sui ragazzi. Il proibizionismo non ha mai fatto del
bene, ma solo creato vittime. Più che reprimere
i loro comportamenti, la classe politica dovrebbe pensare
a dare una coscienza agli adolescenti. Non ho firmato
l'appello dei cantanti perché l'ho trovato una
cosa idiota. Firmare sarebbe stato come ammettere un
fallimento". Alle nuove generazioni lui ha dedicato
la canzone "I miei miti", che chiude l'album.
"E' un incitamento a dare sfogo al proprio temperamento,
a seguire le proprie inclinazioni, senza farsi schiacciare".
La presentazione del disco (proposto dal vivo in serata
con un concerto a inviti, trasmesso in diretta da RadioUno)
diventa anche l'occasione per rivolgere un appello alle
radio "perché non trasmettano solo brani
'radiofonici', ma rispettino tutti gli artisti".
Sabato Renato presenterà alcuni nuovi brani nello
show di Panariello, in attesa di varare a marzo un tour
nei palasport con coda estiva negli stadi.
Massimo Gatto
Egregio dott. Gatto,
scrivo in merito al Suo articolo di oggi, 4 novembre,
intitolato "Zero: 'Nel mio cd canto la gioia di
papà adottivo". Sono un'insegnante di 39
anni, "zerofolle" o "sorcina" (veda
Lei) da ventisette, nonché direttrice di un mensile
locale: credo pertanto, molto modestamente, di conoscere
il significato delle parole e anche il messaggio sotteso
dietro un linguaggio più o meno paludato. Il
Suo articolo è, all'apparenza, sobrio e misurato,
ma ritengo sia in malafede. E quest'ultima non rende
un buon servizio alla causa giornalistica (a nessuna
causa, in verità). So perfettamente quanto Renato
Zero stia sulle scatole alla stampa cattolica. Un tempo
o lo ignoravate, o lo facevate oggetto di critiche feroci
e, spesso, senza alcun fondamento. Avete poi gongolato
davanti alle sue difficoltà, augurandovi in cuor
vostro che questo scomodo personaggio sparisse per sempre.
Ne avete costantemente sminuito le qualità artistiche.
Il perché è facilmente immaginabile, ma,
poiché giochiamo a non capirci, sarò più
esplicita: Renato Zero, volente o nolente, spesso calcolandolo,
non lo nego, spesso perché non poteva farne a
meno, ha rappresentato e continua a rappresentare, almeno
qui da noi, una sorta di icona gay; è talmente
palese che continuare ad affermarlo è una tautologia.
La posizione del Vaticano e della stampa ad esso affiliata
su questo argomento è altrettanto nota, e vergognosissima
nella sua cattiveria e volgarità. Non sto a elencare
i corsivi di Pier Giorgio Liverani con battutacce degne
di "La sai l'ultima?", nonché il quasi
costante accostamento tra gay e pedofili. Poiché
siete tutt'altro che stupidi non sto a ricordarvi che
si può benissimo disapprovare l'omosessualità,
dimostrando amore per gli omosessuali; ma finché
continuerete a odiarli e a insegnare l'odio nei loro
confronti (certa pubblicistica, che conosco bene, ne
è intrisa) nessun progresso sarà mai possibile.
Un momento: sto parlando degli omosessuali "comuni".
Oggigiorno, lo sapete altrettanto perfettamente, non
va più di moda attaccare apertamente una "bandiera"
come Zero, entrato comunque nel cuore di molti italiani.
Per non passare per retrogradi avete quindi pensato
di usare l'arma dell'ironia, spacciando Zero per un
furbacchione. Non che non lo sia, tutt'altro: è
un furbo matricolato, ma non nel senso che lascia intendere
Lei nel Suo articolo, accampando motivi pretestuosi.
Avendolo osservato da vicino e abbastanza attentamente,
lo considero un ottimo venditore della propria merce,
capace di rendere accettabili, non di rado artistici,
i suoi errori più marchiani. Ma sempre meglio
un venditore di questo tipo - del resto, era lui a cantare
"Mi vendo", altro meraviglioso "inno"
alla diversità... o sbaglio? -, che si limita
a scrivere canzoni, piuttosto che altri venditori che,
oltre a offrire solo fumo, pretendono di governare il
Paese con promesse da Alì Babà. Ma forse
voi li preferite, perché si dichiarano cattolici,
perché si oppongono alle unioni di fatto, perché
dànno soldi alle scuole private (facendo franare
l'istituzione pubblica nella quale mi adopero con tanto
amore e che permette l'istruzione a TUTTI e non solo
a chi può pagarsela). "La curva dell'angelo"
(album peraltro meraviglioso, perdoni l'intemperanza
da fan sfegatata) un disco "snobbato"? Veda
Lei; io non snobberei seicentomila copie vendute. E'
evidente che la Sua falsa premessa le consente di elaborare
il Suo teorema dello Zero furbo, qualunquista (ma lo
ha ascoltato?), che "confeziona" - i verbi
non si usano a caso, vero, dott. Gatto? - un inno all'orgoglio
gay. Dov'era Lei, dott. Gatto, quando Renato Zero trent'anni
fa redigeva altri inni gay e, alla meglio, riceveva
insulti e pernacchie? Glielo dico io: era seduto dietro
una comoda scrivania a "confezionare" a tavolino
strali contro persone indifese che possono non essere
approvate, ma hanno il diritto di essere ascoltate e
capite. Caro dott. Gatto, so che la mia lettera non
verrà neanche presa in considerazione. Forse
nemmeno la leggerà per intero. Del resto avrà
notato come, per me, Zero fosse un pretesto per trattare
argomenti che mi stanno ben più a cuore. Se vi
professate cristiani, come anch'io tento di essere con
tanti difetti, e ritenete di possedere la Verità,
ricordate che quest'ultima non grida, non spezza un
lumino dalla fiamma smorta e, soprattutto, non ricorre
a menzogne per affermarsi: sarebbe una contraddizione
in termini. Cordialmente.
Prof. Daniela Tusciano |