Zero: Omosessuali, uscite allo scoperto

L'album affronta i temi della diversità: "Ci siamo mascherati per troppi secoli". Un brano dedicato al figlio appena adottato

Ci ha messo due anni per fare contenti i suoi fan e mandare nei negozi il nuovo disco, ma Renato Zero è ritornato alla ribalta con clamore. Come gli si addice. Nel nuovo album, che esce venerdì prossimo, il cantante si rivela nei panni di nuovo padre e di rappresentante dei 'diversi' che sprona a venire allo scoperto. Accompagnato da Roberto Anselmi, l'uomo che ha appena adottato legalmente, Zero ha iniziato a parlare dell'album "Cattura" con un invito: "Ci siamo mascherati per troppi secoli, adesso e' arrivato il momento di essere riconoscibili, tirare fuori la nostra identità, mettendo a rischio anche le amicizie, fregandosene della lettera di licenziamento del capufficio".

E' questo il tema di "L'altra sponda" il brano con cui Zero sprona a dichiarare la propria diversità, "altrimenti - spiega - faremo la figura degli esuli sull'atollo che aspettano di essere raccolti.
Fino a poco tempo fa c'era il confino per gli omosessuali, ai tempi dei gerarchi, l'allontamento forzato nei lager nazisti. C'erano soluzioni estremamente discutibili per chi era diverso, per chi professava una religione che non fosse la nostra. Anche oggi con i crocifissi abbiamo a che fare con questa demenzialità di stabilire se abbiamo sbagliato noi a mettere fuori dalla nostra porta o sul nostro letto l'immagine di qualcuno che comunque nei momenti più critici è sempre in croce e lacrima per noi. Se poi uno non è cattolico, ha tutto il sacrosanto diritto di dipingere le sue pareti di rosso".

Il cantante, che non ha mai nascosto di far parte di "una minoranza" rivolge il suo invito a manifestarsi a un pubblico più ampio di quello degli omosessuali "Sono consapevole di aver rappresentato per diversi anni una minoranza - dice Zero - che però oggi è composta da stravaganti che hanno fatto carriera. L'emarginato non è sempre quello che vive tra i cartoni: può essere anche un genitore. Non si tiene mai conto che i genitori non sono tutti uguali, come i figli non devono essere tutti uguali".

Questo della paternità è un altro dei temi portanti di 'Cattura'. Per il suo figlio adottivo, tale da appena quattro giorni, Zero ha composto il brano 'Figlio', che ha definito "un atto di felicità, consapevolezza, non c'è pietismo. Si rivolge a chi i figli non li ha adottati ma se li è ritrovati. Volevo comunicare questa felicità perchè spesso sono più felici i genitori e figli adottivi di quelli naturali. A distanza di tempo il figlio naturale è meno presente di quello adottivo. Nell'adozione non c'è ricatto. Non c'è il rischio di dire 'devi diventare come me'. Roberto non è stato adottato da Renato Zero e io non ho adottato un'ipotesi".

Nonostante l'attenzione che Zero riesce sempre a catalizzare su di sé, il suo album ha ben altro scopo che quello di scioccare: "Nel mio lavoro c'è il desiderio di incamerare esperienza e amore. Quelle di oggi sono povere ansie di fronte alla solitudine vera di chi si domanda 'ma dopo tutti questi secoli stiamo ancora a parlare della striscia di Gaza e del Bangladesh, di queste nefandezze?" dice Renato Zero che conclude parlando di musica. "Cattura" è dedicato "A tutti i ragazzi d'Italia". Con una preghiera: "Riaccendetevi di musica"


Tratto da “Repubblica.it” del 03/11/03

Quando si parla di canzoni

Dalla mailing list di Renato Zero riportiamo una polemica scaturita da un articolo apparso su una rivista cattolica… sarcasmo da chiesa e ragione laica… e un po’ zerofolle!

ZERO: NEL MIO CD CANTO LA GIOIA DI PAPA' ADOTTIVO
Renato Zero è sempre stato più furbo di tanti suoi colleghi. Così, visto che il suo penultimo album "La curva dell'angelo" era stato un po' snobbato dai media, per il nuovo, "Cattura", ha deciso di fare fuoco e fiamme. Davanti alla stampa prima dice che “questo disco non vuole scioccare ma comunicare il desiderio di incamerare esperienza e amore". Poi però comincia a "filosofeggiare". E spiega così la canzone "Figlio" dedicata a Roberto Anselmi, il trentenne che ha adottato a marzo. "E' rivolta invece a quelli che si sono ritrovato genitori accidentalmente e che proprio per questo non sono riusciti ad amare i loro figli come avrebbero dovuto. Spesso, infatti, i figli adottati sono più amati di quelli naturali arrivati 'per sbaglio'". A far gongolare gli appassioanti delle polemiche ci pensa il brano "L'altra sponda", dove Renato torna a trattare il tema della discriminazione sessuale confezionando un inno all'orgoglio gay. "Il mondo - dice tra l'altro - ha bisogno di gente controcorrente". Inevitabilmente l'incontro con lui tocca un po' tutti i temi. Persino la polemica tra governo e cantanti sulla droga. Così, Zero si mette a rispondere al vicepremier Fini, che aveva additato alcuni cantanti italiani come corresponsabili nell'avere spinto i ragazzi all'uso degli stupefacenti: "Davanti a certe accuse ho preferito far finta di essere inglese. Non so cosa spinga questi signori a pretendere così tanta egemonia sui ragazzi. Il proibizionismo non ha mai fatto del bene, ma solo creato vittime. Più che reprimere i loro comportamenti, la classe politica dovrebbe pensare a dare una coscienza agli adolescenti. Non ho firmato l'appello dei cantanti perché l'ho trovato una cosa idiota. Firmare sarebbe stato come ammettere un fallimento". Alle nuove generazioni lui ha dedicato la canzone "I miei miti", che chiude l'album. "E' un incitamento a dare sfogo al proprio temperamento, a seguire le proprie inclinazioni, senza farsi schiacciare". La presentazione del disco (proposto dal vivo in serata con un concerto a inviti, trasmesso in diretta da RadioUno) diventa anche l'occasione per rivolgere un appello alle radio "perché non trasmettano solo brani 'radiofonici', ma rispettino tutti gli artisti". Sabato Renato presenterà alcuni nuovi brani nello show di Panariello, in attesa di varare a marzo un tour nei palasport con coda estiva negli stadi.

Massimo Gatto

Egregio dott. Gatto,
scrivo in merito al Suo articolo di oggi, 4 novembre, intitolato "Zero: 'Nel mio cd canto la gioia di papà adottivo". Sono un'insegnante di 39 anni, "zerofolle" o "sorcina" (veda Lei) da ventisette, nonché direttrice di un mensile locale: credo pertanto, molto modestamente, di conoscere il significato delle parole e anche il messaggio sotteso dietro un linguaggio più o meno paludato. Il Suo articolo è, all'apparenza, sobrio e misurato, ma ritengo sia in malafede. E quest'ultima non rende un buon servizio alla causa giornalistica (a nessuna causa, in verità). So perfettamente quanto Renato Zero stia sulle scatole alla stampa cattolica. Un tempo o lo ignoravate, o lo facevate oggetto di critiche feroci e, spesso, senza alcun fondamento. Avete poi gongolato davanti alle sue difficoltà, augurandovi in cuor vostro che questo scomodo personaggio sparisse per sempre. Ne avete costantemente sminuito le qualità artistiche. Il perché è facilmente immaginabile, ma, poiché giochiamo a non capirci, sarò più esplicita: Renato Zero, volente o nolente, spesso calcolandolo, non lo nego, spesso perché non poteva farne a meno, ha rappresentato e continua a rappresentare, almeno qui da noi, una sorta di icona gay; è talmente palese che continuare ad affermarlo è una tautologia. La posizione del Vaticano e della stampa ad esso affiliata su questo argomento è altrettanto nota, e vergognosissima nella sua cattiveria e volgarità. Non sto a elencare i corsivi di Pier Giorgio Liverani con battutacce degne di "La sai l'ultima?", nonché il quasi costante accostamento tra gay e pedofili. Poiché siete tutt'altro che stupidi non sto a ricordarvi che si può benissimo disapprovare l'omosessualità, dimostrando amore per gli omosessuali; ma finché continuerete a odiarli e a insegnare l'odio nei loro confronti (certa pubblicistica, che conosco bene, ne è intrisa) nessun progresso sarà mai possibile. Un momento: sto parlando degli omosessuali "comuni". Oggigiorno, lo sapete altrettanto perfettamente, non va più di moda attaccare apertamente una "bandiera" come Zero, entrato comunque nel cuore di molti italiani. Per non passare per retrogradi avete quindi pensato di usare l'arma dell'ironia, spacciando Zero per un furbacchione. Non che non lo sia, tutt'altro: è un furbo matricolato, ma non nel senso che lascia intendere Lei nel Suo articolo, accampando motivi pretestuosi. Avendolo osservato da vicino e abbastanza attentamente, lo considero un ottimo venditore della propria merce, capace di rendere accettabili, non di rado artistici, i suoi errori più marchiani. Ma sempre meglio un venditore di questo tipo - del resto, era lui a cantare "Mi vendo", altro meraviglioso "inno" alla diversità... o sbaglio? -, che si limita a scrivere canzoni, piuttosto che altri venditori che, oltre a offrire solo fumo, pretendono di governare il Paese con promesse da Alì Babà. Ma forse voi li preferite, perché si dichiarano cattolici, perché si oppongono alle unioni di fatto, perché dànno soldi alle scuole private (facendo franare l'istituzione pubblica nella quale mi adopero con tanto amore e che permette l'istruzione a TUTTI e non solo a chi può pagarsela). "La curva dell'angelo" (album peraltro meraviglioso, perdoni l'intemperanza da fan sfegatata) un disco "snobbato"? Veda Lei; io non snobberei seicentomila copie vendute. E' evidente che la Sua falsa premessa le consente di elaborare il Suo teorema dello Zero furbo, qualunquista (ma lo ha ascoltato?), che "confeziona" - i verbi non si usano a caso, vero, dott. Gatto? - un inno all'orgoglio gay. Dov'era Lei, dott. Gatto, quando Renato Zero trent'anni fa redigeva altri inni gay e, alla meglio, riceveva insulti e pernacchie? Glielo dico io: era seduto dietro una comoda scrivania a "confezionare" a tavolino strali contro persone indifese che possono non essere approvate, ma hanno il diritto di essere ascoltate e capite. Caro dott. Gatto, so che la mia lettera non verrà neanche presa in considerazione. Forse nemmeno la leggerà per intero. Del resto avrà notato come, per me, Zero fosse un pretesto per trattare argomenti che mi stanno ben più a cuore. Se vi professate cristiani, come anch'io tento di essere con tanti difetti, e ritenete di possedere la Verità, ricordate che quest'ultima non grida, non spezza un lumino dalla fiamma smorta e, soprattutto, non ricorre a menzogne per affermarsi: sarebbe una contraddizione in termini. Cordialmente.

Prof. Daniela Tusciano

 
© InformaGay o dei rispettivi proprietari - per informazioni o segnalazioni: contatti