Intervista
a Colin Farrell che interpreta Alessandro nel nuovo
e discusso kolossal di Oliver Stone…
Alexander è Colin Farrell, ragazzo irlandese
ribelle, attore oggi richiestissimo e indicato come
il futuro 007 («Non me l'hanno chiesto, ma sono
disponibile anche se agli agenti segreti preferisco
i soldati armati di idee e sogni). Ride: «Con
i capelli tinti di biondo e una linea di rimmel sotto
gli occhi mi sentivo Doris Day non un imperatore macedone».
Tutti le offrono copioni...
«Mi assoldano perlopiù
come militare: in Vietnam, nella Guerra civile Usa e,
dopo Alexander , sono stato scelto da Terrence Malick
come mercenario per The New World . Strano: odio le
armi, amo il gusto e la libertà della vita».
Chi è Alexander per lei?
«E' un impasto di sogni
e brutalità, un uomo che persegue i suoi scopi
per un miraggio non solo personale. Oliver è
anche uno scrittore e mi diceva sempre: "Alexander
era un narratore di storie e miti mentre scriveva la
Storia". Una sua frase è l'essenza del suo
film e del mio personaggio: "Le illusioni della
realtà, ossia i sogni, non hanno bisogno della
realtà"».
La fatica maggiore?
«Non ho voluto controfigure.
Il consulente militare per tre mesi ci ha svegliati
all'alba, come un ufficiale nazista».
La scena che più l'ha impressionata?
«Due: l'ingresso a Babilonia,
un momento unico, nelle scenografie ricostruite in ogni
dettaglio sulla sceneggiatura di Christopher Kyle e
Oliver. Poi, più della grande battaglia con Darius,
una ieratica figura che rappresenta l'Oriente, la scena
di sesso con Roxane, la moglie barbara».
Perché?
«Olimpia, a sua volta moglie
tradita, aveva inculcato un estremo individualismo nell'amato
figlio. Tutto si rivela, anche in senso psicoanalitico,
nella scena».
Lei ha concesso una intervista ad Advocate,
la rivista dei gay...
«Volevo chiarezza. Non
sono stati tagliati baci gay o altro. Diversa è
la bisessualità d'amore, preciso, del film».
G.gs
Tratto da “Corriere della
Sera” del 09/11/04
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