Rupert Everett: 007 mancato

L’attore confessa di aver perso la parte nel film perché omosessuale

«Sarei perfetto come 007, ma non mi daranno mai la parte perchè sono gay». Lo ha detto al tabloid britannico «Daily Mirror» Rupert Everett, sostenendo che aver rivelato la sua omosessualità lo ha danneggiato professionalmente. «Non avrò mai questo tipo di ruoli. I produttori preferiscono morire che affidarmeli», si è lamentato l’attore inglese che tuttavia dice non avere rimpianti. «Non volevo stare seduto in un posto buio con qualcuno e sperare che non arrivassero i fotografi. La vita è noiosa. Voglio andare in discoteca tranquillo», ha aggiunto.

Everett, 45 anni, dichiarò la sua omosessualità qualche anno fa dopo aver interpretato «Il matrimonio del mio migliore amico» con Julia Roberts.

Intanto però, dopo le parole di Pierce Brosnan «ho detto tutto quello che avevo da dire su James Bond», è cominciata la caccia al successore che vestirà i panni dell’eroe creato da Ian Fleming.
Secondo il tam tam delle indiscrezioni, in gara ci sarebbero gli inglesi Clive Owen, Ioan Gruffud, Jude Law e Gerard Butler, gli australiani Hugh Jackman, Heath Ledger ed Eric Bana e addirittura il figlio di Roger Moore, Geoffrey Moore.

Il cinquantunenne Brosnan ha girato quattro film nei panni di James Bond: «Golden Eye», «Il mondo non basta», «Il domani non muore mai» e l’ultimo «La morte può attendere». Ma c’è chi ha fatto meglio come Sean Connery e Roger Moore con all’attivo sette film a testa.
Il primo episodio, «Licenza di uccidere», risale al 1962. Come sa ormai anche chi non va mai al cinema, il primo 007 era incarnato da Sean Connery che ha interpretato il ruolo altre sei volte, con titoli che tutti conoscono come «Dalla Russia con amore» e «Missione Goldfinger». Nel ’73 il testimone passa a Roger Moore con «Vivi e lascia morire». Ma durante il regno di Connery la parte dell’agente segreto di Sua Maestà è stata interpretata nel ’69 da George Lazenby.
Dopo «Vivi e lascia morire», Roger Moore infila sette film, uno dopo l’altro, fra i quali «La spia che mi amava», «Solo per i tuoi occhi», «Octopussy operazione Piovra» del 1983 e l’ultimo «Bersaglio mobile» del 1985.
Nel 1987 è la volta di Timothy Dalton, due volte James Bond con «Zona pericolo» e «Vendetta privata» del 1989 quindi arriva Pierce Brosnan. Questi gli 007 «seri», ma c’è da segnalare il James Bond parodistico di David Niven in «Casinò Royal», interpretato anche da Peter Sellers nel 1969.

Tratto da “Brescia Oggi” del 23/08/04

   
 
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