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“È
una cosa divertente e irriverente toccare l'arnese di
un altro uomo. E chi ha studiato dai preti, come me,
sa bene di cosa sta parlando.
È una cosa piacevole e divertente che voi donne
non potrete mai arrivare a comprendere”. Così,
Oliviero Toscani, intervistato da una giornalista di
Vanity Fair, spiega la sua campagna “mano sul
pisello” che ha ornato le strade delle nostre
città al ritorno dalle vacanze e scatenato le
ire delle associazioni dei consumatori a difesa dell’educazione
dei bambini. Ovviamente non è una campagna rivolta
agli omosessuali, altrimenti Rare, la marca di abbigliamento
di cui parliamo, potrebbe chiudere per mancanza di volumi.
E giustamente, gli omosessuali non se la sono nemmeno
presa. Anche se chi, identificati in gay gli uomini
ritratti sui manifesti, avrà potuto ironizzare,
fare battutacce o inorridire, sicuramente avrà
dovuto anche constatare che erano bellissimi, disinvolti,
felici, eleganti: un bel modello aspirazionale insomma.
Eppure qualcosa di questi manifesti non mi convince.
Forse perché non sono stato a scuola dai preti.
Oliviero Toscani, grande fotografo e principe dei comunicatori
negli anni ‘70 e ‘80, ha costruito la sua
fama con le campagne Benetton dove sbatteva in faccia
agli adulti il modo irriverente e drammaticamente dissacrante
di vedere le cose dei teen agers. La sua macchina fotografica
era strumento di stacco ed emancipazione: l’adulto
si irretiva, il teen ager si emancipava, contento di
immedesimarsi in una immagine che dava fastidio a suo
padre e a sua madre: Cristi neri, Suore al bacio. E
così facendo si affezionava alla marca e la comprava.
Intelligente. Di fronte alla campagna Rare, non capisco.
Il target non sono più i teen agers, ma adulti
grandi, grossi, vaccinati e spero pure responsabili.
Far pubblicità per la moda non è facile.
Riviste traboccanti di pagine pubblicitarie tutte uguali,
dove raramente troviamo un’idea. Loghi giganteschi
e poi in un angolo la sensazione di un vestito, la chiusura
di una scarpa. Oppure stereotipe bellezze femminili:
non vi siete mai ritrovati ad apprezzare una rivista
di moda quanto, se non più, di una pornografica?
Se parliamo poi di moda maschile, ancora peggio. I modelli,
anche se belli, non sono ancora riusciti a trovare dignità
fotografica: sembrano sempre bambocci, in pose innaturali
e vuote. È qui, forse, la chiave delle foto di
Toscani?
Se guardiamo i manifesti di Rare, quegli uomini sono
ritratti in modo naturale e i loro atteggiamenti sono
spontanei. Maestria del fotografo o del contesto? Bella
foto o drammatica constatazione che solo un atteggiamento
omosessuale alla fine permette di ritrarre un uomo disinvolto,
spontaneo e sexy? Sono ancora perplesso. Riuscirà
questa campagna a far affezionare noi maschietti alla
marca? Che cosa ci comunica "la mano sul pisello"?
Da cosa vuole farci emancipare? Che tipi di uomini saremo
con indosso un capo Rare? Sono giorni che mi sforzo
di rispondere a queste domande e non riesco a dire:
intelligente, come 20 anni fa. Certo è che ci
penso. E il marchio ormai ce l'ho in testa. Prima non
c'era e ora c'è. Furbo Toscani. Furbi quelli
della Rare. Quanti articoli sui giornali, questo compreso,
lavorano a gratis per loro. Furbissimi. Cafoni pure.
Un pochino.
Giuseppe Albeggiani
Tratto da “Metronews”
del 19/09/05
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