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Le famiglie
che cambiano cominciano da New York. Storia di un normale
papà omosessuale
Alle 15 di un giorno feriale qualunque, David Strah,
36enne ex manager Nike oggi casalingo, esce dal suo
appartamento a Chelsea per andare a prendere alla scuola
materna sulla West 13th street i suoi due bambini: Zev,
di cinque anni, e Summer di due. Dopo essersi intrattenuto
con le maestre e alcune mamme, tra cui Amy Zimmerman,
a quota tre marmocchi, decide con lei di proseguire
per la merenda ai giardini di Bleecker street.
Magari programmando un weekend familiare nella casa
sulla spiaggia, a East Hampton, di comuni amici. La
scenetta newyorkese sembra routine ma svela un particolare:
sia Strah sia Zimmerman sono due genitori adottivi omosessuali.
Due esempi di quella «critical mass», come
l'ha definita il New York, che ha scatenato il «gay
baby boom», fenomeno di adozione che sta rivoluzionando,
oltre che la società, anche lo status di omosessuale.
Il campo giochi del West Village dove i due genitori
si recano è divenuto «l'epicentro di un
cambiamento della New York gay» chiosa il settimanale
americano. Quello che un tempo sembrava impensabile
oggi è normale quotidianità che si lascia
alle spalle anni di battaglie legali e pregiudizi di
genitori etero, scuole e agenzie di adozioni comprese.
Una nuova omo-identità distante dallo stereotipo
del promiscuo ed edonista gay: «Quello che fa
le ore piccole nei locali di Manhattan consumando ecstasy
e rimorchiando senza preoccuparsi del mattino dopo»
puntualizza Daniel Mandelsohn, scrittore e padre adottivo
di due bimbi la cui madre è un'amica del New
Jersey, non lesbica ma single, che ha scelto lui come
perfetto omo-papà.
Questa svolta nella comunità gay non prevede
che la coppia di genitori adottivi sia necessariamente
legata. Anzi, mentre ancora autorità e media
dibattono sulla legittimità del matrimonio omosex,
a New York come nel New Jersey gli aspiranti genitori
non hanno perso tempo.
E quando uno adotta al suo partner è permesso
adottare il medesimo pupo simultaneamente. Come è
successo a David Shutte, 39 anni, vicepresidente di
una società di design, e al compagno Rob Levy,
42, boss della Public relations society of America,
genitori adottivi di Ethan, cinque anni.
Il gay baby boom è un processo laborioso, però,
anche nella raffinata pattuglia gay newyorkese c'è
chi mette in guardia dai facili entusiasmi: «Per
noi rimane un lusso, non un mandato» puntualizza
Michelangelo Signorile, scrittore che, probabilmente,
non si sente ancora pronto a fare questo passo.
Francesca Montaneri
Tratto da “Panorama”
del 07/11/03
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