Tutti dicono
che è un polpettone, ma Oliver Stone parla del
suo film giustificando il flop americano con l’ignoranza
d’oltreoceano…
«Gli americani non studiano la Storia, non la
conoscono se non per alcuni titoli di libri e giornali
letti con ignoranza. Sono indifferenti anche al passato
del loro giovane Paese e prigionieri di una ipocrita
moralità fondamentalista. E’ questa una
delle prime cause del loro rifiuto per il mio Alexander,
un film storico».
Oliver Stone non usa mezzi termini nel difendere il
suo lavoro (da venerdì in 350 sale) e nel ricercare
le cause che hanno visto pubblico e critica in Usa respingere
il kolossal da quasi 150 milioni di dollari e da lui
sognato per trent’anni. Attacca gli spettatori
Usa, il presidente George Bush e la sua «ingordigia»
di petrolio, gli errori nella guerra in Iraq.
Alle critiche il regista premio Oscar ribatte con lo
stesso carattere passionale, («sono naif, ma sincero»),
che lo portò in tribunale contro lo scrittore
John Grisham, che lo aveva giudicato colpevole di «omicidi
di massa» per il suo violentissimo Assassini nati.
Il problema è che oggi nessuno lo accusa e neppure
dice più che è «un cattivo maestro».
Il grande film della sua vita è caduto nell’indifferenza
proprio mentre trionfano piccole storie che a lui non
piacciono e colpevolizza «come sintomi di un consolatorio
rifugio massificato nel privato».
La ferita è aperta, lo rende aggressivo. Non
lo aiutano al suo fianco Colin Farrell (Alexander),
che sbadiglia e fa disegnini perché non può
fumare e dice «sì, sono un sognatore come
Alexander, ma preferisco i miraggi a occhi aperti».
O il serio Val Kilmer-Filippo il Macedone (padre di
Alexander) che pare però uscito da un film western.
Stone, figlio di europei, si augura «che l’Europa
riservi ad Alexander sorte diversa, attenzione alla
grande figura che viene dal passato, ma che si può
correlare al presente nelle grandi visioni aperte e
globali».
«Si è parlato di Alexander — dice
ancora il regista — solo per le polemiche su come
ho trattato la sua omosessualità. Assurdo».
E spiega che il condottiero era un esploratore anche
nella vita privata. «Era pansessuale, non omosessuale.
Sperimentava, provava. I pregiudizi vanno lasciati fuori
dalla porta».
Il film forse non ha convinto l’America anche
per l’antipatia che circonda il pur bravo Colin
Farrell dal forte accento irlandese; per la non credibilità
di Olimpia interpretata da Angelina Jolie; per le troppe
battaglie spettacolari sugli schermi che non sorprendono.
Certo è che Oliver Stone oggi sembra molto solo.
Dice l’autore: «Come lo fu nell’ultimo
arco della sua vita il grande visionario, circondato
da cospirazioni, Alessandro il Grande»
Giovanna Grassi
Tratto da “Corriere della
Sera” del 11/01/05
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