Buzzanca: fiction con figlio gay

Una nuova fiction RAI affronta la scoperta di un padre dell’omoessualità del figlio. Andata in onda il 9 e 10 gennaio su RAI 1. Presto nella videoteca di InformaGay…

Un padre commissario di polizia scopre di avere un figlio gay. E' lo spunto per una fiction, ed è il modo per raccontare "che l'omosessualità non è altro che un'alternativa all'eterosessualità". Così Lando Buzzanca parla di Mio figlio, due puntate in onda su Raiuno domenica 9 e lunedì 10 gennaio. Una storia nata da un'idea dello stesso Buzzanca, ex Merlo maschio al cinema, apertamente schierato per il centro-destra (nel 1998 disse di Fini: "Lo amo perché è ha un dono trascendentale e non terreno: l'intuito"), che negli anni recenti si è dedicato più al teatro che al grande e piccolo schermo. "Non sono un intellettuale, ma il problema dell'omosessualità mi attanagliava", spiega l'attore. Perché "tutti i padri del mondo ricevono un cazzotto nello stomaco, quando scoprono di avere un figlio gay. E' una vera tranvata. Ma la dignità di un uomo è più importante delle sue scelte sessuali".

Mio figlio, diretto da Luciano Odorisio, è stata per la Rai "una scelta coraggiosa". Come sottolinea Pino Corrias di Rai Fiction: "Questa fiction ha avuto una storia perigliosa, cominciata tre anni fa. Avevamo il timore di cadere nel clichè, nella volgarità, nella superficialità. La sceneggiatura è stata molto elaborata. Ma fin dall'inizio - precisa - abbiamo pensato che comunque il protagonista doveva essere Buzzanca. Perché è un grande attore, e perché è la quintessenza del maschio italiano. Pensavamo che riuscire a far deflagrare un tema così spinoso con un attore così caratterizzato avrebbe dato buoni frutti".

La storia è quella di Federico Vivaldi (Buzzanca), commissario di polizia a Trieste, che indagando sull'omicidio di una ragazza, uccisa durante un party, scopre una realtà mai sospettata: il figlio Stefano, 25 anni (Giovanni Scifoni), studente in giurisprudenza e anche lui poliziotto, era presente alla festa ma non ha potuto dirlo al padre perché altrimenti avrebbe dovuto "confessare" la propria omosessualità. La notizia non turba più di tanto la madre Laura (Caterina Vertova), che lo sapeva già. Ma per il commissario è un vero trauma: la scelta sessuale del figlio viene vissuta come un grande fallimento personale. Una prima reazione è violenta. Poi, però, l'atteggiamento cambia.

L'idea di una fiction sull'omosessualità spaventava anche il regista, Luciano Odoriso: "Mi faceva un po' paura, ma l'entusiasmo di tutti quelli che hanno partecipato al progetto, oltre alla passione di Lando, mi ha dato la forza di raccontare questa storia. Che alla fine - aggiunge Odorisio - è una cronaca di viaggio: quello di un padre verso l'accettazione del proprio figlio".

"L'idea mi interessava dal punto di vista sociale" spiega ancora Buzzanca, una carriera fra cinema, teatro e televisione e una lunga serie di successi: dall'esordio in Divorzio all'italiana, ai film La parmigiana, Sedotta e abbandonata, Il merlo maschio e altre commedie, agli show televisivi come Il cenerentolo, Signore e signora con Delia Scala, una riedizione di Lascia o raddoppia?. "Il cinema ha affrontato spesso il tema di un figlio omosessuale, ma senza parlare della famiglia. E dal punto di vista del padre una notizia così è come un cazzotto nello stomaco. Quindi mi sono chiesto, come lo vive la famiglia? E se è vero che poi tutto si risolve con l'affetto, prima cosa succede?".

Dopo le due puntate di Mio figlio, l'obiettivo è quello di dare un seguito al personaggio del commissario Vivaldi. "In effetti c'è l'idea - precisa il produttore, Sergio Giussani, di Sacha Film Company - di valorizzare l'umanità del commissario, affrontare altri casi. Potrebbe essere un serial di quattro o sei puntate, a sfondo poliziesco, ma senza perdere di vista i temi sociali". Appassionato di tv, in particolare di fiction, Buzzanca ha raccontato di essere stato più volte contattato per partecipare a L'isola dei famosi. Proposta che ha rifiutato, e rifiuterebbe ancora: "Se avessi bisogno di lavoro, forse, lo farei. Oppure dovrebbero darmi due milioni di euro in Svizzera. Il reality non è un cosa seria. Come potrei tornare dall'isola dove ho patito la fame, e guardare negli occhi mia moglie ed i miei figli? L'uomo non può spogliarsi di tutto".

Tratto da “La Repubblica” del 08/01/2005

   
 
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