«Io, moglie e madre, vivo del ricordo di lei»

La testimonianza toccante di una donna innamorata di un’altra donna, lacerata tra i doveri familiari e la forza della passione

Sono una donna che grazie a Dio ha conosciuto l’amore, quello vero, quello unico, grande, ineguagliabile, e che l’ha conosciuto grazie a un’altra donna che come me aveva una famiglia, figli, un lavoro difficile da gestire e tanti problemi. Ho letto la lettera della signora di Torino che di fronte a questa “cosa nuova” si trova smarrita ma felice e appagata: l’ho letta con tenerezza, con avidità e con invidia anche. È finita la mia storia, dopo circa sette anni, perché non è riuscita a sopravvivere a tutte le difficoltà sul cammino di una storia così… è finita nonostante l’amore sia ancora totale, immenso.
Passo le giornate a ricordare e aspettare la notte con la speranza che nei sogni mi possa apparire, così almeno posso vederla, magari quando sorride, che è bellissima: se la sogno non tolgo niente a nessuno. Sento la sua presenza, e mentre mi sembra di impazzire per la sua assenza, non la cerco. E che senso avrebbe? Le abbiamo provate tutte. La immagino nella sua vita e ne ipotizzo un’altra, magari con qualcuno che divida l’intimità che ho diviso io, immagino che rivolga a qualcun altro quel nostro saluto: «buongiorno tes…». Odio la malinconia che mi prende nelle giornate che ormai sono interminabili nonostante la frenesia del lavoro, odio le mie lacrime, le feste che rimarcano la mia solitudine.
Alla signora di Torino dico di godere ogni attimo della sua felicità e auguro di avere più forza di me. Lasciar morire un amore così significa lasciarsi morire. A me restano sette anni di emozioni da ricordare e la gioia di sapere che lei esiste e forse per un attimo i nostri pensieri si incrociano da qualche parte.

Tes Tes ’66 – Napoli

Da quel poco che posso capire dalle lettere che ricevo, l’amore tra donne è quasi sempre molto più drammatico di quello tra uomini. Forse perché gli uomini “sanno” sin da ragazzini dove indirizzare i loro desideri, mentre per le donne capita più spesso che sia una rivelazione, o una consapevolezza, che arriva in età adulta, quando la vita ha già preso una sua strada, e c'è un marito, e ci sono dei figli.
Dico queste cose probabilmente sbagliando, e sbaglio soprattutto a generalizzare: ma sarà un caso, anche tra le persone che conosco, le donne che amano le donne, e non sempre in segreto, hanno una famiglia e non l’abbandonano. Mentre ho un paio di amici che hanno scelto di fare “coming out”, sono andati a vivere con un compagno e continuano a essere ottimi padri, avendo avuto, certo, mogli particolarmente intelligenti e generose. Lei ha ragione, lasciar morire un amore è come lasciarsi morire, e i ricordi, per quanto dolci, diventano strazianti. Mi chiedo se avrebbe avuto lo stesso coraggio (o paura?) se il suo grande amore fosse stato un uomo.

Natalia Aspesi

Tratto da “Il Venerdì di Repubblica” del 16/01/04

 
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